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Borsite del calcagno (retrocalcaneare): sintomi, cause, rimedi e prevenzione

Borsite del calcagno: sintomi, cause, rimedi e prevenzione

Che cos’è la borsite?

La borsite è un’infiammazione di una borsa sierosa, cioè un piccolo sacco di liquido sinoviale, situato tra i tendini e i muscoli; le borse agiscono da lubrificante e aiutano lo scorrimento sull’osso. Nel nostro corpo ci sono moltissime borse, ma quelle che vengono colpite più spesso dall’infiammazione si trovano nel ginocchio, nel gomito e nel calcagno (argomento di questo approfondimento).

Nel calcagno, la borsa sinoviale serve a impedire l’attrito tra il tendine di Achille e l’osso. Quando questa si infiamma, parliamo di borsite del calcagno o del tallone, oppure retrocalcaneare.

Quali sono i sintomi?

Il sintomo principale è il dolore, insieme a rossore e gonfiore della zona interessata. A diversi gradi di infiammazione corrisponde diversa intensità del dolore, ma sicuramente questo peggiora durante la camminata, quando si effettuano movimenti della caviglia o alla palpazione.

Quali sono le cause?

La borsite può essere causata da diversi fattori:

  • patologie concomitanti come quelle reumatiche, la spina calcaneare, il piede cavo o il morbo di Haglund;
  • l’utilizzo di calzature o plantari non adatti o troppo usurati
  • allenamenti sportivi troppo intensi o eseguiti in maniera sbagliata, che sottopongono piede e caviglia a traumi ripetuti. Chi pratica sport in cui si corre molto, specialmente su terreni duri, può essere più soggetto a questa patologia;
  • altre problematiche podologiche o posturali come supinazioni o pronazioni, posteriorizzazione del peso corporeo, disgregazione del tessuto adiposo del tallone che si abbassa e non riesce più ad ammortizzare adeguatamente (questa condizione rimane spesso trascurata ed è riconoscibile dalla formazione di “pallini bianchi” intorno al tallone).

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi non è sempre semplice, in quanto la borsite viene spesso confusa con altre patologie del tendine di Achille, come tendinosi o tendiniti. Oltre all’esame obiettivo del paziente, si ricorre a ecografie e radiografie.

Come si cura la borsite e quali rimedi si possono adottare?

Indipendentemente dalla causa, per guarire sarà necessario un periodo di riposo di 15 o 20 giorni. È possibile assumere antinfiammatori e utilizzare pomate o impacchi di ghiaccio per diminuire il dolore e il gonfiore. In questo periodo, è inoltre consigliabile utilizzare calzature ortopediche aperte posteriormente, che non infiammino ulteriormente il calcagno.

Si può fare ricorso anche a terapie come infiltrazioni, mesoterapia, crioterapia, tecarterapia e laserterapia, o all’aspirazione del liquido sinoviale. Raramente, si deve ricorrere alla chirurgia per asportare la borsa.

Risulta utile, ogni volta che ci si alza dal letto o dopo essere stati a lungo seduti, frizionare la guaina lungo la parte esterna per circa 10 secondi, in modo da irrorare la zona di sangue, apportarvi ossigeno e non subire traumi.

Bisognerà poi intervenire sulla causa scatenante per evitare recidive:

  • Se la borsite è stata causata da patologie podaliche relative alla morfologia dei piedi e al loro appoggio (spina calcaneare, piede cavo, morbo di Haglund, supinazioni e pronazioni, mancanza di tessuto adiposo) è fondamentale ricorrere a una valutazione podologica e posturale completa e alla realizzazione di ortesi plantari su misura per correggere la distribuzione del peso e eventuali sovraccarichi o sfregamenti eccessivi. I plantari dovranno essere realizzati in materiali tipo memory ad alta velocità per garantire la corretta ammortizzazione.
  • È importante assicurarsi di utilizzare calzature adatte e non lasciare che si usurino troppo prima di cambiarle.
  • Quando si pratica sport, è importante fare un riscaldamento adeguato, svolgere gli allenamenti in modo corretto e non troppo intenso o improvviso rispetto alla propria preparazione. Se non è possibile ridurre l’intensità delle attività o cambiare il terreno di gioco, è il caso di prendere in considerazione calzature non solo di ottima fattura ma apposite per il proprio sport, nonché il grande aiuto che possono fornire i plantari su misura.

Come si può fare prevenzione?

Gli stessi accorgimenti consigliati per evitare le recidive possono essere messi in pratica come buona prevenzione, specialmente da chi pratica attività a rischio, per lavoro sta molto tempo in piedi o è costretto a ripetere spesso gli stessi movimenti.

 

A cura dello staff Fisiopodos
Il materiale pubblicato ha lo scopo di avere un rapido accesso a consigli, suggerimenti e rimedi di carattere generale che medici e libri sono soliti dispensare. Tali indicazioni non devono in alcun modo sostituirsi al parere del medico curante o di altri specialisti.

 

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piede piatto: sintomi, cause, rimedi

Piede piatto: sintomi, cause e rimedi

Che cos’è e come si presenta

Il piede piatto è una condizione morfologica abbastanza diffusa ed è, praticamente, l’opposto del piede cavo.Esempio di piede piatto

Nei piedi piatti, la curvatura fisiologica dell’arco plantare è molto ridotta o totalmente assente; questo significa che la pianta del piede tocca completamente il suolo e si ha un eccessivo aumento della superficie d’appoggio.

Molto spesso, anche se non in tutti i casi, questa situazione si accompagna a una pronazione del retropiede (anche detta “valgismo”): un piede pronato o valgo ha il tallone che tende a cadere internamente, in un tentativo di compensare il cedimento della volta plantare.

 

Il piede piatto nel bambino e nell’adulto

È importante spiegare che il piede piatto nel bambino fino a 4 anni circa è perfettamente normale.

Tutti nasciamo con i piedi piatti e, in uno sviluppo normale, il nostro corpo apporta gradualmente modifiche e correzioni posturali fino a quando, intorno ai 7 anni, il piede avrà assunto la sua classica forma con l’arcata plantare curva.

Bisogna, dunque, fare una fondamentale distinzione quando si parla del piede piatto:

  • nel bambino sotto i 4 anni è una condizione del tutto normale
  • se, intorno ai 5/6 anni, una visita specialistica rileva uno sviluppo lento, conviene utilizzare dei plantari correttivi per riportare la situazione alla normalità e prevenire le conseguenze di questo piattismo infantile
  • il piede si è sviluppato correttamente durante l’infanzia ma, in età adulta, avviene un cedimento dell’arcata plantare dovuto a cause acquisite

Cause

Come già detto, questo disturbo può essere congenito (il piede non si sviluppa mai nel modo giusto durante l’infanzia) o acquisito in età adulta.

Le cause di questo non sono sempre chiare, ma è possibile elencarne diverse:

Inoltre, alcuni fattori che possono aggravare la patologia o accelerarne l’insorgenza sono:

  • sovrappeso e obesità
  • invecchiamento (usura di tendini e articolazioni)
  • gravidanza (per il brusco aumento di peso)
  • attività sportiva pesante, specie la corsa, non eseguita nel modo corretto
  • postura scorretta
  • calzature sbagliate (troppo strette, con tacchi alti o che non ammortizzino adeguatamente)

Sintomi e conseguenze

Il piede piatto non è sempre patologico: la maggior parte delle persone affette non ha sintomi fastidiosi e tende, perciò, a non intervenire. Tuttavia, è importante notare che anche chi presenta piedi piatti asintomatici ha più probabilità di sviluppare altre patologie e disturbi, come l’alluce valgo o l’artrosi della caviglia; per questo, se possibile noi consigliamo di intervenire per tempo, specialmente nei bambini.

In presenza di piede piatto sintomatico, invece, ci si può trovare di fronte a:

  • dolore ai piedi (soprattutto talloniti e fasciti plantari)
  • dolore o gonfiore alle caviglie
  • problematiche e dolori diffusi (polpacci, ginocchia, bacino o persino mal di schiena) dovuti alle alterazioni posturali causate da un appoggio plantare scorretto
  • equilibrio lievemente alterato, in particolare quando il piede piatto si presenta in forma unilaterale anziché bilaterale
  • maggiore probabilità di infortuni sportivi
  • presenza dell’os tibiale (più noto come “scafoide accessorio“): un osso o porzione cartilaginea “in più”, che si trova nella parte interna dell’arcata plantare. Lo scafoide accessorio è presente dalla nascita in una piccola percentuale di individui e sembra correlato ai piedi piatti; può dare sintomi come rossore, gonfiore o dolore per l’attrito con il tendine tibiale posteriore
  • la già citata iperpronazione del retropiede
  • tendiniti e altre problematiche tendinee, specie a quello di Achille o al tibiale posteriore
  • crampi, spesso durante la notte

Classificazione

Innanzitutto, bisogna distinguere tra piede piatto flessibile (circa il 95% dei casi) e piede piatto rigido (molto più raro e solitamente doloroso); il secondo non è correggibile manualmente.

Inoltre, si può classificare il piede piatto in tre gradi, in base alla superficie del piede che appoggia al suolo:

  1. piede piatto di I grado: l’ampiezza dell’istmo tra il tallone anteriore e quello posteriore è maggiore di 1/3 rispetto a quella del tallone anteriore (fig. 1)
  2. piede piatto di II grado: l’intera superficie del piede è in appoggio (fig. 2)
  3. piede piatto di III grado: oltre alla totale superficie del piede, si nota in appoggio anche una parte “in più” appartenente alla zona mediale (fig. 3); più il piede appoggia sul lato interno, più la situazione risulta grave.

Esame baropodometrico di piede piatto di primo grado, secondo grado e terzo grado

Come riconoscerli?

La diagnosi di piede piatto viene effettuata dallo specialista tramite una valutazione podologica e posturale in cui venga eseguito anche l’esame baropodometrico che rilevi la superficie d’appoggio; un esame obiettivo del piede e di come il paziente cammina a piedi nudi sono, solitamente, sufficienti a confermare la diagnosi.

In casi più gravi, di difficile diagnosi o per valutare un intervento chirurgico, si può ricorrere a esami come la radiografia sotto carico, l’ecografia (in caso di sospette lesioni tendinee), la TAC o la risonanza magnetica.

Cura

Terapie conservative

In base alla presenza o meno dei sintomi, alla loro gravità e al grado di piattismo, si può ricorrere a una serie di rimedi e terapie conservative (cioè che non comportano operazioni chirurgiche):

  • utilizzare plantari ortopedici su misura; ricordiamo che le solette generiche non sono realizzate appositamente per i piedi del soggetto e sono, quindi, meno efficaci
  • calzare scarpe adatte, un po’ più alte dietro, non piatte, che scarichino e ammortizzino. Le cosiddette “scarpe antipronazione” non sempre vanno bene: non tengono conto dei diversi gradi di piattismo e rischiano, perciò, di irrigidire troppo l’appoggio del retropiede, oltre a non considerare le possibili differenze tra un piede e l’altro
  • fisioterapia: esercizi correttivi per apprendere la corretta postura durante la camminata e la corsa (utile in particolar modo agli sportivi)
  • camminare a piedi nudi: come sempre, ricordiamo che è opportuno farlo solo su terreni naturali come erba e sabbia, evitando le pavimentazioni artificiali
  • esercizi di stretching
  • antidolorifici
  • riduzione del peso: non si crede più che il sovrappeso o l’obesità siano cause dirette del piattismo, ma sicuramente possono aggravare la patologia
  • terapie fisiche come la tecarterapia o gli ultrasuoni per controllare il dolore
  • evitare determinati sport e attività che possono far insorgere il dolore (correre, sport come la danza o il basket); ciclismo o nuoto sono gli sport consigliati. Si può camminare, anche a passo veloce o a lungo, a patto che si indossino già dei plantari ortopedici adatti

Intervento chirurgico

In alcuni casi, a seconda della gravità del piede piatto o di fronte a sintomi insostenibili, si può ricorrere alla chirurgia.

Per gli adulti, esistono diverse tipologie di intervento chirurgico, che il medico sceglierà a seconda del caso: le osteotomie comportano la rimozione di parti di ossa, le artrodesi prevedono la fusione di articolazioni.

Nei bambini fino ai 13-14 anni, invece, qualora le terapie conservative non ottenessero il risultato sperato, la giovane età e le ossa ancora in crescita permettono la correzione del piede piatto con la chirurgia mini-invasiva, in maniera più semplice rispetto agli adulti.

Le due tecniche principali si chiamano “calcaneo-stop” e “endortesi“. La prima consiste nell’inserimento di una vite nel calcagno; la seconda prevede, invece, una piccola incisione attraverso cui si inserisce una piccola protesi in una cavità naturale già presente all’interno del piede.

È comunque consigliabile adottare un plantare su misura anche per i bambini che verranno sottoposti all’intervento; permetterà di non aggravare la situazione e di non dover rinunciare ad attività di svago e sport mentre si attende l’operazione, equilibrando la postura e proteggendo la funzionalità di muscoli e tendini.

Riabilitazione

I plantari sono utili anche in post-operatorio, per adulti e bambini, naturalmente a patto che vengano preceduti da una valutazione seria, siano realizzati con i materiali giusti, abbiano le opportune correzioni e vengano alloggiati nelle scarpe adatte.

Durante la riabilitazione, è possibile fare esercizio camminando, anche a passo veloce; ovviamente la velocità e la distanza dovranno essere incrementate in modo graduale.

La corsa, invece, resta sconsigliata a causa del notevole sovraccarico che si pone sui piedi.

Prevenzione

Per cercare di prevenire i piedi piatti, si possono seguire le solite indicazioni, che sono i principi fondamentali per prendersi cura della salute dei propri piedi e della propria postura:

  • sottoporsi a una valutazione podologica e posturale per rilevare eventuali anomalie e, soprattutto, sottoporvi anche i bambini intorno ai 5 anni per verificare che lo sviluppo stia procedendo senza intoppi
  • correggere eventuali problemi con plantari su misura e adottando una postura corretta
  • fare attenzione al tipo di calzature utilizzato: anche in questo caso, particolare cura va usata nella scelta delle scarpe dei bambini, perché possono incidere molto sui piedi in crescita (si consigliano calzature con forti laterali rigidi)
  • tenere sotto controllo il peso 
  • effettuare esercizi di allungamento muscolare per piedi e gambe
  • assicurarsi di praticare sport nel modo corretto per prevenire danni ai tendini e traumi eccessivi ai piedi

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Alluce valgo senza intervento: come gestire la patologia

Gestire l’alluce valgo senza intervento

Questa patologia del piede è diffusa e dolorosa: ne abbiamo già trattato sintomi, cause e prevenzione.

Ma è possibile curare l’alluce valgo senza intervento?

Bisogna innanzitutto chiarire una cosa importantissima: la cura, intesa come correzione più o meno completa della patologia, non è possibile senza intervento.

È possibile, invece, gestire la patologia con soluzioni non chirurgiche valide. È consigliabile ricorrervi in casi di lieve entità o all’insorgenza dei sintomi: per questo la prevenzione è di fondamentale importanza.

Soluzioni non chirurgiche

Agli stadi iniziali della patologia, si può ricorrere a terapie conservative, utili a fermare o almeno a rallentare notevolmente la progressione della patologia e a gestirne i sintomi (principalmente il dolore):

  • impacchi di ghiaccio applicati più volte al giorno per alleviare il dolore e l’infiammazione
  • plantari su misura, indossati con costanza (realizzati in base alle proprie esigenze specifiche dopo essersi sottoposti a una valutazione podologica e posturale)
  • terapia farmacologica con antinfiammatori e antidolorifici per via orale
  • riposo
  • infiltrazioni di cortisone o acido ialuronico
  • esercizi di ginnastica mirata consigliati da uno specialista
  • fisioterapia e terapie fisiche quali onde d’urto, ultrasuoni o laserterapia
  • utilizzo di tutori: divaricatori in silicone (sia diurni che notturni) per tenere l’alluce separato dalle altre dita, guaine elastiche con cuscinetti in silicone per proteggere esostosi e borsite, tutori articolati dinamici
  • utilizzo di calzature adeguate consigliate da uno specialista (specialmente per alloggiarvi i plantari), che riprendano la forma del piede, forniscano il giusto sostegno e permettano il comodo alloggiamento delle dita

Quando le terapie conservative non ottengono risultati apprezzabili o quando la patologia è già a uno stadio avanzato, è necessario ricorrere alla chirurgia, anche perché un alluce valgo non trattato può portare a conseguenze gravi e dolorose, come l’artrosi.

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piede cavo: sintomi, cause, rimedi

Piede cavo: sintomi, cause e rimedi

Che cos’è il piede cavo e come si presenta

Il piede cavo è uno dei più diffusi problemi morfologici ai piedi ed è il contrario del piede piatto.
Come spesso accade con questo tipo di problematiche, sono le donne a esserne più colpite, a causa dell’abitudine di utilizzare scarpe col tacco.

Si tratta di una malformazione che determina un’accentuazione della volta plantare, che risulta eccessivamente curva. Perciò, la zona mediale del piede tende a staccarsi (più o meno, a seconda della gravità del cavismo) dal suolo, diminuendo anche drasticamente la superficie di appoggio e impedendo la distribuzione corretta del peso.
Questa situazione predispone al sovraccarico del tallone e delle teste metatarsali.

Il piede cavo può essere bilaterale o unilaterale, cioè è possibile avere un piede cavo e l’altro no.Esempio di piede cavo

Spesso, anche se non sempre, il piede cavo è anche supinato, ossia è presente una torsione eccessiva del piede verso l’interno durante la fase intermedia della deambulazione; in parole povere, questo si traduce nella tendenza a camminare appoggiando la maggior parte del peso sulla parte esterna del piede e, come conseguenza, vediamo che le nostre scarpe sono più consumate sul bordo esterno.

Vi è indubbiamente una forte predisposizione alla supinazione nei piedi cavi, specialmente nei casi più marcati, ma non è così raro trovarsi di fronte a un piede cavo pronato, in particolare nei bambini.

Cause

Le cause del piede cavo sono varie e dipendono dalla sua tipologia:

  • congenito: la presenza di una predisposizione genetica che accomuna altri membri della famiglia significa che il disturbo è presente già dalla nascita
  • idiopatico: in una percentuale ridotta di casi, non è possibile risalire al fattore scatenante
  • adattivo: il disturbo non è presente già dalla nascita ma viene acquisito col tempo, favorito da uno o più fattori predisponenti

Alcuni di questi fattori possono essere:

Classificazione

Il piede cavo si può differenziare in base all’entità della deformazione e alla conseguente perdita di appoggio plantare:

  • piede cavo di I grado: la deformazione è relativamente lieve e dalla baropodometria statica si può rilevare la presenza di un istmo che congiunge l’avampiede al retropiede (fig. 1). Questo garantisce un appoggio, per quanto ridotto, della zona mediale del piede.
  • piede cavo di II grado: non è più presente l’istmo di congiunzione tra le due zone del piede, ma soltanto un accenno (fig. 2); gran parte della zona mediale è priva di appoggio
  • piede cavo di III grado: il cavismo è molto deciso (“ipercavismo“), l’appoggio della zona mediale è nullo e l’esame baropodometrico mostra in appoggio soltanto tallone e metatarsi (fig. 3).

Esame baropodometrico di piede cavo di primo grado, secondo grado e terzo grado

Sintomi

A volte, i piedi cavi sono asintomatici, cioè non sono presenti sintomi, specie nei casi lievi; di norma, quando si ha a che fare con cavismi più decisi, ci sono diversi sintomi e la loro intensità tende ad aumentare.

In caso di piede cavo sintomatico, ci si può trovare di fronte a:

  • male ai piedi o fastidio
  • calli, spesso nella parte esterna del piede, sul tallone o in corrispondenza del quinto metatarso
  • difficoltà a camminare o stare in piedi a lungo
  • problemi alle caviglie: dolore e instabilità, con possibilità di cedimenti e distorsioni
  • conseguenze a cui il piede cavo predispone: dita a martello, retropiede varo, dita sollevate in griffe, abbassamento delle teste metatarsali, lassità legamentosa, fascite plantare, metatarsalgia, tendinite e mal di schiena
  • fastidi o dolore alle dita che, se sollevate in griffe, urtano costantemente contro le scarpe

È importante aggiungere che il cavismo e il sollevamento in griffe delle dita possono avere come conseguenza anche l’insufficienza venosa e linfatica. Gli effetti sono pesantezza, gonfiore, ritenzione idrica, crampi e fragilità capillare, con eventuale formazione di petecchie (chiazze di puntini rossi dovute all’emorragia che avviene quando si rompono i capillari).

Diagnosi

Solitamente, per giungere a una diagnosi di piede cavo, è sufficiente sottoporsi a una valutazione podologica e posturale comprensiva di esame baropodometrico, esame obiettivo del piede e anamnesi.

Nei casi molto gravi o se lo specialista sospetta un problema neurologico, risultano utili esami strumentali come radiografia sotto carico, risonanza magnetica o elettromiografia.

Trattamento

La cura del piede cavo varia a seconda delle cause scatenanti, della presenza e gravità dei sintomi e del grado di cavismo.

Rimedi e soluzioni che possono essere inseriti dallo specialista nel percorso terapeutico personalizzato sono:

  • plantari ortopedici su misura e utilizzo di scarpe adatte
  • esercizi specifici di allungamento (stretching)
  • antidolorifici per tenere temporaneamente a bada la sintomatologia
  • manipolazione fisioterapica

Nei casi molto gravi, dolorosi o impossibili da risolvere con i metodi conservativi sopraelencati, è possibile ricorrere all’intervento chirurgico.

Caso per caso, il medico deciderà se intervenire soltanto sui tessuti molli (per detendere la fascia plantare) o se effettuare un’osteotomia (asportazione di parte dell’osso) o un’artrodesi (fusione di ossa per stabilizzare un’articolazione).

Prevenzione

Come nella maggior parte dei disturbi di piedi e postura, è possibile intervenire per tempo per prevenire il piede cavo, tranne che nei casi congeniti.

Innanzitutto, è fondamentale una valutazione podologica e posturale che rilevi eventuali predisposizioni al cavismo o ad altre patologie.

È poi consigliabile l’utilizzo di plantari su misura, che non hanno solo funzione correttiva ma anche di prevenzione. Ricordiamo che l’uso di solette generiche, non progettate su misura sulla base del calco del piede del soggetto, non ha assolutamente lo stesso livello di efficacia.

Naturalmente, bisogna sempre fare attenzione alle calzature che utilizziamo; devono essere scarpe comode, neutre, preferibilmente con suola in gomma e di tipo sportivo (anche scarpe da running), eliminando o diminuendo il più possibile l’uso di tacchi alti e scarpe strette o troppo piatte.

Infine, può essere di aiuto effettuare esercizi di stretching della fascia plantare e camminare a piedi nudi, ma soltanto su superfici naturali come erba o sabbia; farlo su superfici artificiali e piatte non farebbe che aggravare la situazione.

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Metatarsalgia: sintomi, cause e rimedi

Metatarsalgia: sintomi, cause e rimedi

Che cos’è la metatarsalgia?

La metatarsalgia è una forte infiammazione delle teste metatarsali causata dal cedimento dell’arco trasverso (arco metatarsale).
Di solito, questo disturbo interessa la II e III testa metatarsale, causa l’allargamento della pianta del piede e favorisce l’insorgenza di alluce valgo e dita a griffe.

Quali sono le cause?

I fattori predisponenti possono essere:

  • Meccanici: peso eccessivo, calzature sbagliate (specialmente quelle antinfortunistiche), attività lavorative a rischio, attività sportive molto intense
  • Morfologici e quindi ereditari: forma e pianta dei piedi, lassità del legamento, tono muscolare, piede molto cavo
  • Infine, ci sono metatarsalgie causate da malattie come Artrite, Lupus e Artrosi

La metatarsalgia, se trascurata, può degenerare nel Neuroma di Morton, può causare il sovraccarico delle articolazioni e modificare la postura.

Quali sono i sintomi?

Il sintomo principale della metatarsalgia è il dolore in corrispondenza della zona metatarsale, ossia le 5 ossa nella parte anteriore del piede. Spesso, vi sono presenti anche ipercheratosi (calli), inizialmente asintomatiche, che col tempo diventano dolorose.

Come si effettua la diagnosi?

Per diagnosticare la metatarsalgia, è necessario rivolgersi a uno specialista; solitamente è sufficiente l’esame obiettivo del paziente e della sua storia clinica.
Possono essere prescritti esami strumentali per confermare la diagnosi: radiografia, ecografia e, in casi particolarmente complicati o in presenza di Neuroma di Morton, risonanza magnetica.

Come si cura la metatarsalgia e quali rimedi si possono adottare?

  • Il riposo e l’applicazione di ghiaccio riducono il dolore nell’immediato
  • Se il dolore è davvero insostenibile si possono assumere farmaci antidolorifici o antinfiammatori
  • L’utilizzo di plantari su misura è importantissimo: devono essere realizzati con barra retro-capitata e in materiale ad alta comprimibilità e memoria, che svolgano funzione di scarico della zona metatarsale.
    I plantari dovranno essere portati in scarpe adatte, preferibilmente predisposte, consigliate dallo specialista, con pianta larga e punta arrotondata.
  • Possono risultare utili terapie fisiche come tecar, laser e ozonoterapia
  • Nell’ambito dei rimedi naturali, segnaliamo gli impacchi di argilla ventilata, per ridurre l’infiammazione, e gel, creme o olii a base di arnica

In rari casi, molto gravi e che non rispondono a trattamenti conservativi, si può valutare l’intervento chirurgico.

Come si può fare prevenzione?

Per prevenire la metatarsalgia è fondamentale sottoporsi a una valutazione podologica comprensiva di baropodometria statica e dinamica, per rilevare eventuali fattori morfologici che predispongono all’insorgenza del disturbo.

L’utilizzo di plantari ortopedici realizzati su misura ha azione preventiva, in quanto essi distribuiscono equamente i carichi in tutto il piede, evitando il sovraccarico della zona metatarsale.

È sempre importante fare attenzione al tipo di calzature indossate, evitando quelle troppo strette, specialmente in punta.

Qualche minuto al giorno dedicato ad alcuni esercizi di stretching, rinforzo e prensilità aiuta a irrobustire ed elasticizzare muscoli e legamenti:

  • alzarsi ripetutamente in punta di piedi mantenendo la posizione per qualche secondo
  • eseguire esercizi di prensilità cercando di prendere, spostare e rilasciare con le dita dei piedi piccoli oggetti come palline, tovaglioli, ecc.
  • massaggiare il piede facendo rotolare avanti e indietro una pallina o una bottiglietta d’acqua sotto la pianta

 

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Cause, prevenzione e cura della tendinite

Cause, prevenzione e cura della tendinite

Abbiamo già parlato di questo disturbo, elencando i sintomi che permettono di riconoscerlo e giungere a una diagnosi; ma quali sono le cause di infiammazione e qual è la cura della tendinite?

CAUSE

  • ripetizione eccessiva di determinati movimenti
  • traumi improvvisi
  • vizi posturali o podalici
  • sport praticato in maniera scorretta
  • calzature non adeguate

CURAInfiammazione ai tendini

Determinare quale di questi fattori abbia causato la tendinite è di grande importanza per scegliere il percorso terapeutico più adatto, che dev’essere stabilito da uno specialista e può comprendere uno o più dei seguenti rimedi:

  • riposo, evitando gli sforzi e applicando ghiaccio una o due volte al dì
  • utilizzo di ausili e tutori per l’attività sportiva
  • terapia fisioterapica, osteopatica o a ultrasuoni
  • plantari su misura realizzati con lo scopo di migliorare la meccanica di piedi e caviglie e alleviarne la pressione
  • terapia farmacologica a base di antinfiammatori per uso topico

PREVENZIONE

Come per la maggior parte dei disturbi e delle patologie, la prevenzione è fondamentale: individuare per tempo la presenza di fattori scatenanti ci permette di correre ai ripari e rimandare, o scongiurare completamente, l’insorgere dei sintomi. Inoltre, prima si agisce, meno invasivi saranno i rimedi da utilizzare per la cura della tendinite.

Un buon modo per prevenire la tendinite o, se ne siamo già affetti, per scoprirne le cause, è effettuare un check-up di piedi e postura, un esame di 30 minuti assolutamente non invasivo che permetterà di rilevare problemi posturali e vizi di appoggio podalico; inoltre, lo specialista saprà fornire spiegazioni, suggerimenti e consigli riguardo la postura da tenere, l’importanza del riscaldamento e dell’esecuzione corretta dell’allenamento sportivo (se necessario con l’utilizzo di ausili appositi) e la scelta delle calzature più adatte per lavoro, sport e vita quotidiana.

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i problemi causati dai tacchi alti alle donne

Tacchi alti: i pericoli dell’uso frequente

L’uso di calzature inadeguate, principalmente tacchi alti, è collegato all’insorgere di diverse patologie e disturbi, tra cui alluce valgo, Neuroma di Morton, fascite plantare, metatarsalgia, spina calcaneare, lombalgia e insufficienza venosa e linfatica.

Per questo motivo, è importante scegliere una scarpa adeguata, che faccia respirare il piede, ne segua la forma e non alteri la postura del corpo.

Uno studio eseguito da un gruppo di ricercatori dell’Università del Queensland, in Australia, ha dimostrato che l’uso frequente dei tacchi alti porta a cambiamenti biomeccanici che persistono anche quando si indossano scarpe basse o addirittura si è a piedi nudi.

Si effettuano passi più brevi e pesanti, si utilizzano meno i tendini e si stressano di più i muscoli, le cui fibre si accorciano, e le dita dei piedi tendono a restare contratte, aumentando così il rischio di strappi muscolari e lesioni. Inoltre, il fatto che l’età media delle partecipanti allo studio fosse intorno ai 25 anni suggerisce che non sia necessario indossare tacchi alti per molti anni, prima che il nostro corpo cominci ad adattarsi.

Il consiglio dei ricercatori è quello di limitare l’uso dei tacchi a due giorni alla settimana o, almeno, cercare di toglierli quando possibile, ad esempio una volta sedute alla scrivania. Un altro compromesso accettabile è orientarsi su tacchi non troppo alti e dalla base più larga possibile.

Va infine ricordato che, quando ci si decide ad abbandonare i tacchi alti, il modo migliore per farlo è diminuirne l’altezza in modo graduale: in questo modo non si creeranno scompensi eccessivi.

Per rilevare eventuali problemi causati dalle proprie calzature, la soluzione migliore è un check-up di piedi e postura: una valutazione podologica e posturale completa ma non invasiva, comprensiva di esame baropodometrico e consulenza sulle scarpe migliori per i nostri piedi.

A cura dello staff Fisiopodos
Il materiale pubblicato ha lo scopo di avere un rapido accesso a consigli, suggerimenti e rimedi di carattere generale che medici e libri sono soliti dispensare. Tali indicazioni non devono in alcun modo sostituirsi al parere del medico curante o di altri specialisti.

 

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L'importanza di un trattamento osteopatico tempestivo

Il trattamento osteopatico tempestivo velocizza la guarigione

Perché rivolgersi subito a uno specialista per un trattamento osteopatico anche se il dolore sembra trascurabile?

Esempio: durante una passeggiata, un uomo di circa 25 anni non si accorge di una pozzanghera, scivola ma riesce a mantenere l’equilibrio e a non cadere.

Il giorno dopo si sveglia con un lieve dolore all’anca, ma lo ignora. Dopo qualche settimana si accorge che il dolore si è spostato nella parte bassa della schiena.

In molti casi, quando si parla di incidenti di poco conto di questo tipo, il nostro corpo è in grado di guarire da solo, ma soltanto se non sono presenti elementi quali spasmi, tensioni o contratture muscolari, fastidi, dolori o limitazioni nei movimenti. Ignorando questi elementi, come l’uomo del nostro esempio, essi non fanno che peggiorare, arrivando a interessare anche altre aree.

Aspettare fino a questo punto per rivolgersi a uno specialista vorrà dire doversi sottoporre a un numero maggiore di sedute e comporterà tempi di recupero più lunghi. Iniziare il trattamento osteopatico a uno stadio iniziale, invece, velocizza il processo di guarigione e riduce il numero di sedute necessarie.

Basti pensare che una “semplice” contrattura muscolare può:

  • limitare il movimento del braccio
  • limitare il movimento della testa e del collo
  • causare dolori e fastidi
  • causare affaticamento e senso di stanchezza
  • rallentare il flusso sanguigno nelle zone contratte
  • causare mal di testa
  • limitare il movimento anche di muscoli e articolazioni non soggetti a contrattura
  • causare “dolore riferito”, ossia un dolore che viene proiettato a distanza rispetto all’origine dello stimolo nocivo (si veda, ad esempio, il dolore al braccio durante un infarto).

L’osteopatia comprende diversi trattamenti che possono risultare utili in questo caso (massaggio miofasciale, terapia a ultrasuoni, tecniche di mobilizzazione, terapia manuale dei tessuti molli, tecnica miotensiva di Mitchell) per risolvere la contrattura, eliminare fastidi o dolori ed evitare conseguenze più gravi, dolorose e difficili da trattare.

Articolo tradotto dall’originale in inglese di Andrew Chan, osteopata canadese
Ulteriori informazioni sull’osteopatia


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Spina calcaneare: sintomi, cause e cura

Spina calcaneare: sintomi, cause e rimedi

CHE COS’È LA SPINA CALCANEARE?

La spina calcaneare (o sperone calcaneare) é un’esostosi, ossia un’escrescenza ossea rivestita da un guscio cartilagineo. Generalmente, essa si forma nella zona mediale del calcagno, dove ha origine la fascia plantare.

Quando la fascia plantare si infiamma a livello dell’inserzione sul tallone (fascite plantare), provoca un deposito di sali di calcio che, accumulandosi col tempo, forma l’esostosi.

QUALI SONO LE CAUSE?

Le cause di quest’infiammazione sono molteplici:

  • posturali: sono le più frequenti, come l’accorciamento della catena muscolare posteriore, dei muscoli plantari o del polpaccio
  • meccaniche: calzature inadatte che non supportano adeguatamente il piede e viziano la deambulazione
  • legamentose: accorciamento di aponeurosi e legamento longitudinale.

QUALI SONO I SINTOMI?

I sintomi della spina calcaneare comprendono dolore ai piedi, in particolar modo al tallone, durante il carico e la deambulazione, difficoltà a eseguire attività sportive e, in alcuni casi, gonfiore.

Se non curata tempestivamente, può avere conseguenze quali borsiti e paramorfismi compensativi, ossia posture scorrette adottate per arginare il dolore. A lungo andare, queste favoriscono l’insorgere di altre problematiche a piedi, ginocchia, bacino e colonna vertebrale.

Radiografia spina calcaneare talloneCOME SI CURA E QUALI RIMEDI SI POSSONO ADOTTARE?

Esami obiettivi e non invasivi come l’esame baropodometrico (check-up di piedi e postura), comprensivo di palpazioni, rilevano la presenza della spina calcaneare e danno un’indicazione sull’area interessata; la diagnosi ufficiale e più precisa viene data dalla radiografia.

Il trattamento immediato, che può essere praticato dal paziente stesso su indicazione dello specialista e ha l’obiettivo di far diminuire un po’ il dolore, consiste nell’applicazione di ghiaccio e nel massaggio con arnica o pomate medicamentose.

A questo segue:

  • la terapia fisioterapica (onde d’urto) per tentare di rompere la spina in eccesso ed elasticizzare il legamento;
  • massaggi per ammorbidire i tessuti e stretching dei muscoli del piede e della gamba
  • ortesi plantari su misura per scaricare e ammortizzare il tallone, aumentare la superficie d’appoggio, detendere i muscoli e stabilizzare il retropiede
  • aiuto specialistico nella scelta di calzature adatte
  • trattamenti antinfiammatori quali laser, Tecarterapia, infiltrazioni, agopuntura

Una volta ridotto il dolore di almeno il 50%, si procede a un trattamento di rieducazione posturale volto a prevenire eventuali ricadute.

In certi casi questi trattamenti, poco o per nulla invasivi, non sono sufficienti e bisogna procedere alla rimozione chirurgica della spina calcaneare.

Tuttavia, anche in questi casi è consigliabile ricorrere successivamente all’utilizzo di ortesi plantari e alla rieducazione posturale, in modo da curare il problema di sovraccarico alla base ed evitare recidive.

A cura dello staff Fisiopodos
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Problemi posturali: scoliosi, cifosi, lordosi

I problemi posturali più diffusi e la loro cura

Curvature della colonna vertebrale

La tipica forma a S della colonna vertebrale, formata dalle quattro curvature fisiologiche

I problemi posturali interessano principalmente la colonna vertebrale, che può essere suddivisa in 4 segmenti. Visti lateralmente, ognuno di essi corrisponde a una curva fisiologica (ossia “normale”), che fornisce alla colonna vertebrale la caratteristica forma a S e permette di distribuire uniformemente il peso su tutto il rachide e non solo sulla base.

Queste curvature sono, alternatamente, concave e convesse, e vengono denominate lordosi e cifosi:

  • collo: lordosi cervicale
  • torace: cifosi dorsale
  • addome: lordosi lombare
  • pelvi: cifosi sacrale

Quando queste curvature presentano alterazioni anomale, parliamo di ipolordosi e ipocifosi (se la curvatura è inferiore al range normale) o iperlordosi e ipercifosi (superiore al range normale).

QUALI SONO I SINTOMI?

Questi disturbi, se lievi, possono non presentare sintomi specifici ma causare anche soltanto un leggero mal di schiena nella zona interessata. I casi più gravi, invece, sono evidenti e possono essere accompagnati da sintomi come acuti dolori vertebrali e alla schiena, perdita di equilibrio e capogiri.

QUALI SONO LE CAUSE?

Le cause possono essere varie:

  • cause ereditarie: poca flessibilità nei muscoli della parte bassa della schiena o delle anche, debolezza dei tendini (specialmente quelli rotulei)
  • cause acquisite: postura scorretta, traumi, eccessivo grasso addominale, gravidanza.

QUALI RIMEDI SI POSSONO ADOTTARE?

Una valutazione podologica e posturale è in grado di rilevare la presenza dei fattori ereditari che favoriscono l’insorgere del disturbo e anche la tendenza a una postura scorretta.

Ci si può sottoporre alla visita sia per prevenzione (altamente consigliabile, considerando che questi problemi posturali sono più facili da correggere se scoperti presto), sia per cercare rimedio a un disturbo già in corso; in ogni caso, lo specialista saprà consigliare la terapia più opportuna, molto probabilmente ricorrendo a una collaborazione multidisciplinare con fisioterapisti e osteopati.

Infatti, i rimedi consistono nelle varie tecniche di rieducazione posturale: sedute di ginnastica posturale e di rinforzo muscolare, allenamento alla postura corretta, consulenza specialistica utile alla scelta dell’attività sportiva adatta, specie nei più giovani.

SCOLIOSI

Tra i più noti problemi posturali troviamo anche la scoliosi: anch’essa presenta un’alterazione della fisiologia della colonna vertebrale, ma in senso laterale.

CAUSE

Le cause possono essere molteplici, dalle malformazioni genetiche alle dismetrie degli arti, ma nell’80% dei casi la scoliosi si definisce “idiopatica”, ossia causata da fattori sconosciuti.
Anche i sintomi sono vari e chi ne è affetto non li presenta necessariamente tutti:

  • spalle ad altezza differente
  • inclinazione del corpo verso un lato
  • testa in posizione non centrale
  • irregolarità nelle costole, nei fianchi e persino nella cute che ricopre la colonna vertebrale

PREVENZIONE E RIMEDI

La scoliosi colpisce circa il 3% dei bambini in età evolutiva: questo dato e l’elevata trattabilità della patologia agli stadi iniziali rendono la prevenzione l’arma vincente; infatti, se nei casi più lievi la correzione è effettuata con esercizi correttivi di ginnastica mirata ed, eventualmente, ausili ortopedici, nei casi più gravi l’unica soluzione è quella chirurgica.

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Mal di schiena? Consigli per una buona postura in ufficio

Mal di schiena: una buona postura in ufficio in 4 mosse

Come combattere il mal di schiena e mantenere una corretta postura in ufficio

L’assenza di una corretta postura in ufficio e nella vita di tutti i giorni causa dolori a schiena, collo e spalle, e può avere anche conseguenze più gravi come problemi articolari, mal di testa e nausea.

L’uso della tecnologia e il lavoro d’ufficio davanti al computer spesso ci portano a mettere in atto movimenti e posizioni scorrette, senza renderci conto della loro pericolosità.

Ecco qualche consiglio pratico per garantire il miglioramento della nostra postura e aiutarci a combattere il mal di schiena:

  1. Sottoporsi a un check-up di piedi e postura: con una valutazione podologica e posturale completa, lo specialista saprà rilevare eventuali problemi posturali e spiegarci come correggerli. Potrà, inoltre, consigliarci, se necessario, trattamenti fisioterapici o osteopatici mirati, e anche farci comprendere quale sia la postura corretta e come allenarci a mantenerla.
  2. Alzarsi regolarmente durante la giornata lavorativa: una breve pausa è necessaria non solo per gli occhi, ma per tutto il corpo, se accompagnata da una breve camminata o un po’ di stretching.
  3. Effettuare esercizi di stretching e rinforzo muscolare per schiena e spalle, utili a mantenere la postura corretta.
  4. Utilizzare la tecnologia nel modo corretto: scrivere i messaggi tenendo il cellulare all’altezza degli occhi e regolare la sedia in ufficio in modo che il monitor del computer sia a livello degli occhi, i nostri piedi tocchino terra e i gomiti siano alla stessa altezza della tastiera.

L’ultimo consiglio è riservato alle donne: attenzione ai tacchi! Se proprio non potete farne a meno, non esagerate con le altezze e scegliete calzature con un’ampia base di appoggio.

A cura dello staff Fisiopodos
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Come scegliere la scarpa giusta?

Scegliere la scarpa giusta per la salute di tutto il corpo

Come scegliere la scarpa giusta per noi?

Purtroppo non esiste una scarpa “ideale”: i piedi sono fatti per camminare su terreni naturali, adattandosi alla situazione e ammortizzando. Dato che il mondo moderno ci costringe a camminare su superfici innaturali e ad utilizzare le scarpe, non ci resta che cercare di fare la scelta migliore per la nostra salute. Infatti, alcune delle patologie podaliche e dei problemi posturali più diffusi e dolorosi spesso sono causati proprio dall’utilizzo di calzature inadatte.

Ecco 4 consigli da seguire quando ci si trova a dover acquistare un paio di scarpe:

  1. Scegliere scarpe adatte alle stagioni; i piedi devono poter respirare, quindi evitiamo gli stivali ad agosto.
  2. Rimuovere la soletta commerciale, spesso troppo morbida, presente nella scarpa; essendo generica, non aiuta il nostro piede, che ha delle esigenze specifiche.
  3. Scegliere una scarpa che segua la forma del piede, appoggiandovelo sopra e controllando che anche l’alluce sia allineato correttamente.
  4. Cercare di indossare scarpe più basse possibili: i tacchi alti sono la causa di tanti disturbi e possono sconvolgere completamente la deambulazione e la postura.

Basta un tacco di 9cm per scaricare addirittura il 76% del peso corporeo solo sulla punta del piede, aprendo la strada a metatarsalgia, neuroma di Morton, alluce valgo, dita a martello, insufficienza venosa e linfatica, lombalgia e altri disturbi che causano dolori ai piedi e alla schiena a volte insopportabili.

Se siamo disposte ad abbandonare i tacchi, il modo più corretto per farlo è diminuire gradualmente l’altezza, per evitare scompensi eccessivi.
Se, invece, proprio non possiamo rinunciarvi del tutto, un compromesso accettabile è quello di orientarsi su tacchi più bassi e dalla base più larga possibile, cercando di limitare l’uso a brevi periodi di tempo.

Ora che sappiamo come trovare la scarpa giusta, quando è meglio farlo?
Il momento perfetto per acquistarle è il pomeriggio, quando il piede ha il volume giusto e non è né troppo gonfio, né troppo asciutto.

Anche per le scarpe, il parere di un esperto può sempre essere utile: sottoponendoci a un check-up di piedi e postura, avremo l’opportunità di chiedere a uno specialista consigli mirati basati sull’esame baropodometrico del nostro piede e, quindi, sulle nostre esigenze specifiche, sia a livello di calzature che, eventualmente, di plantari su misura.

A cura dello staff Fisiopodos
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Dismetrie degli arti inferiori

Dismetrie degli arti inferiori

Le dismetrie degli arti inferiori sono da sempre una fonte di grandi controversie. Si parla di dismetrie lievi quando sono < 3 cm.

Innanzitutto, bisogna distinguere le dismetrie anatomiche o strutturali da quelle funzionali.
Le dismetrie anatomiche sono dovute ad una ineguale lunghezza delle componenti ossee degli arti inferiori, spesso compensata da un adattamento funzionale nell’arto lungo includendo una pronazione della caviglia. Le spine iliache antero-superiore e postero-superiore sono più basse nell’arto corto.

Le dismetrie funzionali occorrono secondariamente ad una rotazione del bacino causata da una rigidità/contrattura articolare e/o da un malallineamento assiale, incluse le scoliosi. Il piede dell’arto corto è extraruotato, il calcagno è in valgo e la volta longitudinale plantare è collassata. La spina iliaca postero-superiore è alta nel lato dell’arto corto, mentre la spina iliaca antero-superiore è più alta nel lato dell’arto lungo.
Dismetrie arti inferioriGli effetti delle dismetrie sulla postura e sull’andatura sembrano implicati nello sviluppo a lungo termine di dorso-lombalgie, fratture da stress ed osteoartrosi, soprattutto in persone con mansioni che comportano carichi meccanici ripetitivi.

CHE COSA FARE?

Nei bambini, la maggior parte delle gambe corte è legata all’iperpressione su uno dei due arti inferiori provocata da uno squilibrio posturale. Il processo si autolimita nel tempo, trovando un suo bilancio intrinseco; a questo punto, mettere un rialzo aggraverebbe la problematica posturale. Non bisogna, dunque, compensare una gamba corta, ma riprogrammare il sistema tonico-posturale con l’intervento di due figure professionali emblematiche e necessarie quali:
– osteopata
– fisioterapista (competenze posturali)

Nell’adulto, una volta stimata la vera eterometria e ricondizionato da un punto di vista posturale, bisogna procedere con un’analisi del passo in statica e dinamica rivolgendosi ad uno specialista, dove si potrà valutare l’utilizzo di ortesi plantari realizzate su misura e comprensive di un rialzo volto a riequilibrare la situazione.

A cura di Massimo Zappella
Osteopata (Villa d’Almè)

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Quali patologie traggono beneficio dai plantari su misura?

Le patologie più diffuse che traggono beneficio dai plantari su misura

Quattro sono le patologie maggiormente diffuse che traggono beneficio dai plantari su misura: metatarsalgia, alluce valgo, neuroma di Morton e fascite plantare.

METATARSALGIA

La metatarsalgia consiste nella presenza di dolore in corrispondenza delle teste metatarsali, le ossa che si trovano subito al di sotto delle dita.

Questo dolore compare se, durante la deambulazione, a causa di problemi posturali o vizi di appoggio, il carico non viene distribuito su tutte le teste metatarsali in modo uniforme, ma si concentra su quelle del II e III dito.

ALLUCE VALGO

Quando si è affetti da alluce valgo, il dito si deforma e, non appoggiando in modo corretto, favorisce la concentrazione del carico sulle teste metatarsali del II e III dito. Inoltre, spesso causa l’insorgenza delle dita a martello, altro disturbo molto doloroso.

NEUROMA DI MORTON

Il Neuroma di Morton consiste nell’ispessimento di un nervo situato alla base delle dita, conseguenza di un appoggio errato, ed è caratterizzato da un dolore acuto e violento che si irradia dalla pianta del piede alle dita e rende la deambulazione davvero difficoltosa.

FASCITE PLANTARE

Nella fascite plantare, il dolore è concentrato nella pianta delle piede, vicino al tallone. È un’infiammazione che tende a diventare cronica, se non si corregge il difetto di appoggio che la causa, e che può essere complicata da un’irregolarità ossea, la spina (o sperone) calcaneare.


 

Per queste patologie è consigliabile, quando possibile, ricorrere a una cura di tipo conservativo piuttosto che chirurgico.
In molti casi si trae gran beneficio dai plantari su misura, che possono rappresentare un’ottima soluzione.

Le ortesi plantari devono essere realizzate appositamente tenendo conto delle esigenze, caratteristiche fisiche, attività lavorative e/o sportive e calzature specifiche del paziente.

Per questo motivo, un esame accurato ma non invasivo a cui sottoporsi in presenza dei sintomi sopracitati è l’esame baropodometrico, necessario per formulare una corretta diagnosi, per individuare le cause scatenanti e anche per progettare i plantari.

Inoltre, è frequente associare alla terapia ortesica quella fisioterapica, in particolare tecniche di nuove generazione quali la terapia Tecar o quella a onde d’urto.

A cura dello staff Fisiopodos
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Manutech BH Supporto alla fisioterapia

Manutech BH, un nuovo alleato per la riabilitazione

La riabilitazione e la fisioterapia ora hanno un nuovo alleato, Manutech BH, che permette allo specialista di aumentare straordinariamente l’effetto del proprio lavoro manuale.

Manutech BH è un dispositivo medico conforme alla direttiva Dir. 93/42/CEE (dgl.46/97) destinato al supporto della riabilitazione, della mobilizzazione articolare e del ripristino funzionale. L’esclusiva e innovativa tecnologia Manutech BH si avvale di speciali guanti elettroconduttivi appositamente testati per un massaggio terapeutico. Il dispositivo utilizza correnti a bassissima intensità, offrendo vantaggi come la sicurezza, il comfort e soprattutto una serie di effetti fisiologici usati a scopi terapeutici.

Manutech BH permette di sviluppare un sistema di massaggio fisiologico sui principi fisici delle microcorrenti e della biorisonanza per la mobilitazione delle molecole costituenti la linfa. L’applicazione di opportune onde elettriche provoca la migrazione delle molecole lungo i canali fisiologici, seguendo la via di minor resistenza. Il dispositivo permette un drenaggio fisiologico duraturo nel tempo, in assenza di aumento delle pressioni locali.

È un generatore di onde, in grado di produrre un efficace drenaggio veno-linfatico e di riattivare, nel tempo, la normale funzione drenante del corpo umano. Manutech BH rappresenta uno strumento efficace per assicurare una guarigione piena, veloce e resistente nelle patologie che riconoscono il dolore e l’edema come sintomo dominante, sino al trattamento delle infiammazioni da sforzo muscolare e dell’ulcera diabetica.

AZIONE TERAPEUTICA DI MANUTECH BH  

  • lesioni cutanee-tissutali
  • cicatrici
  • lesioni-strappi-stiramenti muscolari
  • contratture muscolari
  • infiammazioni muscolo-tendinee
  • distorsioni
  • edema post-operatorio
  • edema post-traumatico
  • edema da insufficiente ritorno venoso (IVC)
  • edema da patologia degenerativa cronica (artrosi, artriti, dolori reumatici)
  • linfedema da mastectomia
  • linfedema primario e secondario
  • trattamento patologie microcircolo
  • microangiogenesi
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Scegliere la scarpa giusta per il bambino

Come scegliere la scarpa giusta per il bambino

Negli adulti, sono le scarpe che si adattano ai piedi, ma nei bambini accade il contrario: è quindi molto importante scegliere la scarpa giusta per il bambino.

Bisogna prestare molta attenzione alla scelta delle calzature corrette, per evitare di danneggiare il piede e causare vizi di appoggio che, col tempo, potrebbero trasformarsi in patologie.

È importante che le scarpe siano di qualità, della forma appropriata e realizzate con i materiali giusti; per questo costano molto, se si considera la quantità di materiale impiegato. Tuttavia, c’è da dire che la frequenza con cui vanno sostituite ci permette di trovare scarpe quasi nuove anche sul mercato dell’usato, mantenendo la stessa qualità a prezzi più contenuti.

Le caratteristiche più importanti da cercare nella scarpa giusta per il bambino sono:

  • il materiale: pelle naturale per la tomaia e cuoio per la suola, per favorire la traspirazione, con una parte gommata per impedire al bambino di scivolare;
  • la forma: a polacchina, con contrafforti posteriori che non superino i malleoli, con pianta “a biscotto” abbastanza larga da permettere l’alloggiamento corretto del piede senza costrizione delle dita e tacco presente ma basso, largo e squadrato.
  • la flessibilità: bisogna riuscire a piegare la scarpa ad almeno 90° senza sforzi eccessivi;
  • la chiusura: è meglio scegliere scarpe con i lacci o, in alternativa, la combinazione lacci e cerniera laterale, facendo però attenzione che non graffino il piede.

Andranno quindi evitate le comuni scarpe da ginnastica (troppo morbide), quelle con le chiusure in velcro (si allentano troppo facilmente) e quelle ortopediche preventive o correttive, a meno che non siano state consigliate da uno specialista per correggere una patologia specifica.

Una volta scelta la tipologia di scarpa giusta per il bambino, è fondamentale verificare che sia della misura adatta: il momento migliore per farlo è il tardo pomeriggio, poiché stando in piedi durante la giornata i piedi si gonfiano leggermente, con un conseguente aumento delle dimensioni.

Bisogna fare attenzione a entrambi i piedi, in caso uno fosse più grande dell’altro, e premere davanti all’alluce sulla scarpa: se la misura è ottimale, troveremo uno spazio vuoto di circa 1-1,5 cm, utile a evitare traumi a dita e unghie e forzature della deambulazione.

Intorno ai 5-6 anni, quando il piede del bambino si è quasi completamente formato, è consigliabile effettuare una valutazione podologica e posturale per valutare se lo sviluppo procede normalmente o se è necessario intervenire con ortesi plantari su misura.

A cura dello staff Fisiopodos
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Tipologie di plantari su misura

Le tipologie di plantari su misura e le loro funzioni

Possiamo identificare sei tipologie di plantari su misura, suddivise in questo modo a seconda della patologia trattata, dell’utilizzo, della calzatura abbinata e dell’età.

Plantare correttivo

I plantari correttivi sono prescritti per bambini dai 3 anni sino all’età adolescenziale (massimo 18). Prevengono e correggono patologie e disturbi quali il piede piatto, l’intrarotazione, valgismo e supinazioni, talloniti, tendiniti, ecc.

Plantare sportivo

Il plantare sportivo previene e allevia traumatismi, tendinopatie, supinazioni e pronazioni del piede piatto o ipertonico.
Inoltre, migliora le performance sportive distribuendo meglio i carichi e sfruttando al massimo le potenzialità del piede.
Aiuta, infine, la fase defaticante post-sportiva.
I materiali utilizzati sono ad alta comprimibilità e memoria, come Eva Memory Foam, Nora e Lattice.

Plantare ortopedico

Viene utilizzato per le patologie e i disturbi del piede e degli arti inferiori più diffusi:

Plantare diabetico e per piede reumatico

Oltre a essere utili per tutte le patologie precedentemente menzionate, prevengono le ulcerazioni da sovraccarico, le ipersensibilità e le infiammazioni, grazie ai materiali utilizzati.
Questi devono essere di ultima generazione, ad altissima compatibilità e a grande ritorno, morbidi e termoformabili, come PPT, Latex, Multiform, Nora, Diapod.

Plantare angiologico o flebologico

Aiuta la funzionalità della pompa di ritorno ed è consigliato nei casi di insufficienza venosa e linfatica (gonfiore, gambe pesanti, crampi) e durante la gravidanza.
Vengono realizzati in fibra, lattice, Plastazote e capretto.

Plantare post-operatorio

Consigliamo il plantare post-operatorio in caso di protesi di ginocchio, anca o tibio-tarsica. Spesso, come conseguenza di tali interventi, insorgono dismetrie degli arti inferiori o supinazioni o pronazioni dei piedi: i plantari servono a migliorare la parte riabilitativa e funzionale dell’arto e dell’organismo intero.

Pertanto, dopo un intervento chirurgico, è ideale la realizzazione di plantari mirati, naturalmente a seguito di una valutazione podologica e posturale da parte di uno specialista.

 

 

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Come riconoscere la tendinite?

Tendinite: come riconoscerla

La tendinite è una patologia molto diffusa che colpisce quegli insiemi di fibre (chiamati tendini), situati tra i muscoli e le ossa, che ci permettono di dare la spinta che genera il movimento.

Quando vengono sovrasollecitati, gli elementi che li compongono (fibrille) subiscono delle lesioni; il nostro organismo ripara queste lesioni, ma il nuovo tessuto è meno resistente e quindi ancor più facilmente logorabile.
I tendini più soggetti a questa patologia sono quelli del ginocchio (tendinite rotulea), del gomito (epicondilite) e della spalla.

SINTOMI E DIAGNOSI DELLA TENDINITE

I sintomi più noti della tendinite sono:

  • il dolore: è più acuto qualora si eserciti una pressione sulla zona interessata o si cerchi di utilizzare il tendine per determinati movimenti
  • la diminuzione della funzionalità articolare e della forza muscolare
  • gonfiore o addirittura ecchimosi (non presente in tutti i casi)

In presenza di questi sintomi, è consigliabile prenotare immediatamente una visita da uno specialista.

Di norma, per arrivare a una diagnosi sono sufficienti l’anamnesi del paziente (ossia una valutazione del suo passato) e un esame clinico; eventualmente, possono essere prescritti esami strumentali quali l’ecografia o la risonanza magnetica.

Una volta in possesso di una diagnosi, prima di procedere con la cura della tendinite è consigliabile scoprirne le cause, per poter individuare il trattamento migliore e, se necessario, modificare le proprie abitudini in modo da evitare recidive.

Una valutazione podologica e posturale completa è di aiuto nella ricerca delle cause della patologia, che possono essere diverse, e nella prevenzione di eventuali recidive.
Inoltre, lo specialista può fornire utilissimi consigli riguardo la postura da tenere, l’approccio corretto ai movimenti tipici del proprio lavoro o dell’allenamento sportivo e le calzature più adatte.

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Tonifichiamoci di corsa: un programma di allenamento

Tonifichiamoci di corsa: un programma di allenamento

I benefici della corsa sono molti, più o meno noti:

  • aiuta a dimagrire
  • definisce la muscolatura dalla vita in giù
  • mantiene le articolazioni lubrificate ed efficienti
  • migliora la capacità respiratoria
  • riduce il tasso di colesterolo
  • stimola la circolazione
  • aiuta a prevenire l’osteoporosi

PROGRAMMA DI ALLENAMENTO: 3 CONSIGLI PER 4 SETTIMANE

1. INTENSIFICARE IN MODO GRADUALE

Iniziare con il jogging, un tipo di corsa più blanda che riduce i possibili traumi, e incrementare progressivamente il ritmo e la durata degli allenamenti.
È consigliabile seguire questa tabella di marcia:
Prime due settimane: 2 allenamenti a settimana da 20 minuti ognuno
Terza settimana: 3 allenamenti settimanali, a giorni alterni, da 30 minuti
Dalla quarta settimana: 3 allenamenti settimanali, a giorni alterni, da 35-40 minuti

2. NON INTERROMPERE L’ESERCIZIO

Per godere dei benefici promessi da qualunque attività aerobica, bisogna protrarla per almeno venti minuti mantenendo un ritmo preciso e la frequenza cardiaca tra il 60% e il 70% di quella massimale (per calcolarla, è sufficiente sottrarre a 220 la propria età).

3. ATTENZIONE A PIEDI E POSTURA

Lo sport apporta sicuramente moltissimi benefici alla nostra salute, ma soltanto quando è praticato nel modo corretto; altrimenti, rischiamo seriamente di causare danni al nostro corpo.

Prima di iniziare un programma di allenamento intenso come questo, è consigliabile sottoporsi a un check-up di piedi e postura, una valutazione podologica e posturale completa che rilevi se i piedi appoggiano in modo corretto, senza creare sovraccarichi, o se soffriamo di problematiche podologiche che rendono necessario l’utilizzo di ortesi plantari su misura da inserire nelle nostre scarpe sportive prima di iniziare la corsa.

Lo specialista inoltre, sarà in grado di rilevare eventuali problemi posturali, spiegarci come correggerli e darci consigli pratici riguardo l’allenamento che abbiamo intenzione di cominciare, come la postura corretta da adottare e le calzature più adatte da utilizzare.

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Camminare scalzi: i benefici sono reali?

Camminare scalzi: i benefici che percepiamo sono reali?

Come scoprire se il barefooting fa per noi e praticarlo senza rischi

Il cosiddetto “barefooting” (camminare scalzi) o, in italiano, “gimnopodismo”, è molto di moda al momento, ma la scienza cosa dice? Fa bene o fa male?

I medici non sono concordi sull’argomento; a detta di chi lo pratica, dalle star hollywoodiane ad associazioni nostrane come il Club dei Nati Scalzi, i benefici non mancano.

Ecco qui i ben 11 effetti positivi che avrebbero riscontrato grazie alla loro esperienza:

  • la diminuzione di calli e ispessimenti della pelle dovuti alle calzature
  • il rafforzamento di piedi e dita
  • il miglioramento dell’equilibrio
  • un’ottima postura
  • l’addio al mal di schiena
  • la sensazione di essere più connessi alla Terra
  • l’aumento della propria energia
  • un maggior senso di libertà
  • una maggiore consapevolezza dei cinque sensi
  • la riduzione dello stress
  • una migliore circolazione

Consigliano di far camminare a piedi nudi anche i bambini, per aiutare lo sviluppo dei muscoli del piede e della volta plantare.

La possibilità di tutti questi benefici invoglierebbe chiunque a fare quantomeno un tentativo: quel che è certo è che occorre un minimo di preparazione e di buon senso per cominciare questa nuova attività senza correre rischi per la salute.

Per prima cosa, sarebbe ideale sottoporsi a una valutazione podologica e posturale completa per assicurarci che i nostri piedi appoggino a terra in modo corretto, senza difetti morfologici o patologie che verrebbero solamente aggravate dall’assenza di calzature adeguate.

Gimnopodismo, camminare scalzi in spiaggiaOttenuto il via libera dallo specialista, dovremo decidere dove effettuare queste passeggiate!
Pare che siano preferibili terreni naturali come erba o sabbia, come consigliato anche dai sostenitori dell’earthing e del grounding.

Con il diffondersi di questa pratica del camminare scalzi, in molte regioni italiane si possono trovare percorsi appositi per tutti gli appassionati; tuttavia, bisogna naturalmente ricordarsi di prestare attenzione all’igiene e ad eventuali ostacoli sul terreno che potrebbero ferire i nostri piedi.

E in casa, invece? Non tutti lo consigliano. Sebbene il pavimento, adeguatamente pulito, sia sicuramente più igienico e meno “pericoloso” di parchi, prati e spiagge, camminare scalzi su una superficie rigida e artificiale non avrebbe lo stesso effetto, né fisicamente né psicologicamente.

Camminare scalzi in casa: barefooting

Infine, bisogna ricordarsi di procedere per gradi, per non affaticare muscoli e legamenti che, magari, non venivano stimolati da un po’.

Si deve sempre tenere a mente che, se non lo si pratica adeguatamente, anche il semplice camminare a piedi nudi potrebbe causare strappi muscolari o distorsioni, proprio come tutte le altre attività fisiche più o meno intense.

In poche parole, nell’attesa che la scienza ci dia una risposta definitiva, può sicuramente essere un’esperienza interessante e da provare: basta ricordarsi di farlo pensando alla propria salute, perché cosa c’è di più importante?


A cura dello staff Fisiopodos
Il materiale pubblicato ha lo scopo di avere un rapido accesso a consigli, suggerimenti e rimedi di carattere generale che medici e libri sono soliti dispensare.
Tali indicazioni non devono in alcun modo sostituirsi al parere del medico curante o di altri specialisti.

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Tallonite: come arrivare a una diagnosi

Tallonite: come arrivare a una diagnosi

Franco Carnelli, Primario della Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’IRCCS Multimedica di Sesto San Giovanni, ci spiega che la tallonite, o più precisamente fascite plantare, non è una specifica patologia, ma indica soltanto uno stato infiammatorio doloroso nell’area del calcagno.

Per arrivare a una diagnosi vera e propria, bisogna consultare uno specialista.
Un check-up di piedi e postura, per nulla invasivo, con la sua valutazione podologica e posturale completa, può aiutarci a individuare la fonte del dolore ed è necessario se il percorso terapeutico più adatto a voi comprende l’utilizzo di ortesi plantari su misura. Spesso quest’approccio è sufficiente e non bisogna per forza ricorrere ad altri tipi di esami come radiografie e TAC, anche se possono essere utili per rilevare (o escludere) altre eventuali cause del dolore, come fratture o persino tumori.

L’esame si rivela fondamentale per risalire alla causa dell’infiammazione, permettendo così di scegliere la terapia migliore e aiutare a prevenire eventuali recidive.

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Il massaggio perfetto per piedi gonfi

Piedi gonfi: massaggio perfetto in 5 passaggi

Come alleviare immediatamente il gonfiore dei piedi in modo naturale

A chi non è mai successo di ritrovarsi, a fine giornata, con i piedi gonfi e doloranti?

Scarpe strette o inadeguate, il caldo d’estate, una postura scorretta, la gravidanza, un lavoro che ci costringe a stare in piedi per molte ore: sono diverse le cause di questo problema.

Un grande aiuto consiste nell’automassaggio, che ha la funzione di:

  • alleviare le tensioni e il dolore
  • migliorare la circolazione riducendo il gonfiore
  • stimolare i tessuti
  • contribuire alla prevenzione di calli, vesciche, secchezza dei piedi o patologie come l’alluce valgo

Uno studio di Harvard Medical School: “3 persone su 4 accusano problematiche ai piedi nel corso della loro vita”

La Harvard Medical School ci viene in aiuto con questa breve guida al perfetto automassaggio.
È sufficiente seguire questi passaggi:

  1. Seduti comodamente, appoggiare il piede sinistro sulla coscia destra, piegando la gamba
  2. Con dell’olio o della crema sulla mano, frizionare delicatamente l’intero piede
  3. Effettuare un massaggio più profondo, premendo le nocche della mano sul piede e “impastandolo”
  4. Agire su pelle e muscoli, tenendo il piede con entrambe le mani e massaggiandolo coi pollici
  5. Distendere i muscoli tirando delicatamente le punte delle dita all’indietro, in avanti e di lato

Il procedimento andrà poi ripetuto sull’altro piede, assicurandoci un immediato effetto rilassante e benefico con pochissimo sforzo!

Tuttavia, per garantire la salute dei vostri piedi e scoprire perché soffrite spesso di piedi gonfi, la soluzione migliore è quella di sottoporsi a un check-up di piedi e postura, per rilevare eventuali problematiche ed essere indirizzati verso il trattamento migliore.

Oltre a consigliarvi i rimedi migliori, uno specialista può fornirvi indicazioni precise su quali calzature sarebbero più adatte ai vostri piedi, risolvere eventuali problemi posturali ed eventualmente realizzare dei plantari su misura apposta per il vostro piede, con la funzione specifica di ridurre il gonfiore e aiutare la circolazione venosa e linfatica.

 

A cura dello staff Fisiopodos
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Tali indicazioni non devono in alcun modo sostituirsi al parere del medico curante o di altri specialisti.

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Calzature predisposte: tipologie e marche

Calzature predisposte: tipologie e marche

Le calzature predisposte vengono consigliate per un corretto utilizzo dei plantari, in quanto la loro soletta interna è estraibile; questo permette di alloggiare comodamente il plantare su misura senza togliere spazio nella scarpa.

Si possono identificare quattro grandi gruppi di calzature predisposte:

  • sportive
  • comfort fisiologiche
  • ortopediche
  • per piedi molto difficili (diabetici o reumatici)

Calzature predisposte sportive

Sono tutte quelle calzature che adoperate comunemente negli sport e nel tempo libero: tennis, jogging, golf, calcio, pallavolo, pallacanestro, sci, trekking o semplicemente per passeggiare.
I requisiti fondamentali sono la comodità (piante e punta), il numero giusto (almeno un numero in più), i contrafforti posteriori e naturalmente la soletta estraibile.
Le trovate in tutti i negozi sportivi.

Calzature predisposte comfort fisiologiche

La suola è sempre in gomma, la pianta è larga e la punta è arrotondata. Ha contrafforti laterali, sono tenute sul collo del piede da lacci, cinturini o fibbie.
Devono essere accollate e la soletta è estraibile.

I nostri specialisti potranno indicarvi alcune marche a cui fare riferimento e i negozi con cui collaboriamo nella vostra città.
Marche: All Rounder, Clarks, Camper, Ecco, FinnComfort, Hogan, Joya, MBT, Mephisto, Nero Giardini, Paciotti, Valleverde e El Naturalista.

Calzature predisposte ortopediche

Queste calzature le potete trovare nei negozi specializzati in ortopedie sanitari e nelle farmacie.

Hanno le stesse caratteristiche delle precedenti ma hanno piante più larghe, il tacco è leggermente più basso, la tomaia è più alta e più morbida, spesso elasticizzata o termoflessibile, senza cuciture o con cuciture piatte.

I marchi più comodi sono: Ecosanit, Duna, Dott. Scholl’s, FinnComfort, Hergos, Mephisto, Newsan, Podoline, Solidus, Podartis, Tomasi.

Sandali e ciabatte predisposte

Per pantofole e sandali la disponibilità è più ristretta.

Nei negozi di calzature specializzate possiamo trovare: Mephisto, Plume, FinnComfort, Tomasi, All Rounder e Valleverde, mentre nelle ortopedie e sanitari e farmacie tutti gli altri marchi citati precedentemente.

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Piede piatto nel bambino: cosa fare e quando

Piede piatto nel bambino: cosa fare e quando

Si soffre di piede piatto, una delle problematiche podologiche più note e diffuse, quando non si ha un piede normalmente arcuato, a causa del cedimento della volta plantare.

Il piede piatto nel bambino è la norma fino ai 4 anni circa; in seguito, gradualmente, il corpo corregge la propria postura e, verso i 7 anni, il piede avrà preso la classica forma con la volta plantare arcuata.

Che cosa fare quando questo non succede?

Un check-up di piedi e postura intorno ai 5/6 anni può rilevare se la situazione podologica e posturale del bambino procede in modo normale o se è necessario correggere qualche problema per aiutare piede e postura a svilupparsi normalmente.

Solitamente, questo significa ricorrere a uno specialista in osteopatia pediatrica, in grado di aiutare con i problemi della postura, o a plantari su misura per bambini, in materiali semirigidi, con il sostegno delle volte e speronature e rialzi differenti a seconda della problematica.

Perché intervenire così presto?

In genere, il piattismo dei piedi non provoca dolore di per sé; tuttavia, è stato dimostrato che chi ne è affetto da bambino ha maggiori probabilità di sviluppare altre patologie in età adulta, come l’alluce valgo o l’artrosi della caviglia.

Fisiopodos effettua check-up di piedi e postura anche sui bambini: è un esame accurato ma assolutamente non invasivo, fondamentale non solo per la diagnosi di patologie più gravi ma anche per la prevenzione; comprende, inoltre, la rilevazione dell’impronta del piede in 3D, necessario per realizzare eventuali plantari su misura.

A cura dello staff Fisiopodos
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