Pronazione del piede: cos’è, conseguenze e rimedi efficaci

Pubblicato il 16 giugno 2020 · Ultimo aggiornamento: ottobre 2026
A cura dello staff Fisiopodos – Postura Medica

La pronazione del piede è un movimento fisiologico che avviene normalmente durante il cammino. Permette al piede di adattarsi al terreno e contribuisce alla gestione delle forze durante la fase di appoggio.

Il problema può presentarsi quando questo movimento è eccessivo o prolungato e determina una distribuzione dei carichi poco equilibrata. In questo caso, si parla comunemente di iperpronazione o piede pronato. Tuttavia, la semplice presenza di una pronazione non significa automaticamente sviluppare dolore o infortuni: gli effetti dipendono da intensità, dinamica del movimento e caratteristiche individuali.

Cos’è la pronazione del piede?

Pronazione e supinazione sono entrambi movimenti normali del piede. Durante la pronazione, il retropiede presenta una componente di eversione (un maggiore appoggio sul lato interno del piede, rivolgendo la pianta verso l’esterno) e il piede diventa più adattabile alla superficie di appoggio. Durante la supinazione, invece, avviene il processo opposto e il piede assume una configurazione più rigida, utile soprattutto nella fase propulsiva.

Bisogna considerare, però, che il comportamento del piede è tridimensionale e non può essere ridotto semplicemente all’idea di “piede che gira verso l’interno”. La postura statica, inoltre, non descrive necessariamente in modo completo ciò che accade durante la camminata.

Confronto posteriore tra appoggio neutro e piede pronato con maggiore carico verso l'interno

Quando la pronazione diventa iperpronazione?

La pronazione diventa clinicamente più interessante quando il movimento è eccessivo, prolungato oppure associato a sintomi, sovraccarichi o altre alterazioni biomeccaniche.

Nel piede pronato, il retropiede tende generalmente a presentare una maggiore eversione e, quando questa configurazione è associata a piede piatto, può essere presente anche un abbassamento dell’arco longitudinale mediale.

Non tutte le persone che pronano più della media hanno bisogno di un trattamento. La presenza di sintomi, il comportamento dinamico durante il passo e la distribuzione dei carichi sono più importanti della semplice osservazione estetica del piede.

Come capire se si ha un piede pronato?

Alcuni elementi possono suggerire una tendenza all’iperpronazione: un calcagno che devia maggiormente verso l’esterno, un arco interno che si abbassa durante il carico, una distribuzione dell’appoggio prevalentemente mediale o un’usura particolarmente evidente di alcune zone della calzatura.

Questi elementi costituiscono però indizi, non una diagnosi. Anche il consumo della suola dipende dal tipo di scarpa, dall’attività svolta e dalle caratteristiche individuali della camminata.

Per comprendere realmente il comportamento del piede è preferibile osservarlo sia in statica sia durante il movimento, valutando insieme postura, mobilità, appoggio e distribuzione delle pressioni.

Quali sono le conseguenze di un piede pronato?

Una pronazione eccessiva può modificare la biomeccanica del piede e associarsi a variazioni del movimento degli altri segmenti della gamba. Questo non significa, però, che ogni piede pronato provochi necessariamente dolore a ginocchia, anche o schiena, né che una determinata alterazione posturale permetta da sola di prevedere una patologia. Il rapporto tra biomeccanica, carichi e sintomi è multifattoriale.

Secondo l’esperienza clinica dei nostri specialisti, un appoggio eccessivamente pronato può costituire un elemento di partenza di compensi ascendenti che interessano gli arti inferiori, il bacino e la postura complessiva. Questi adattamenti possono comprendere modificazioni delle rotazioni della gamba e dell’assetto di ginocchio e bacino, ma entità e conseguenze variano da persona a persona.

Inoltre, una tendenza all’iperpronazione può accentuarsi nel tempo, soprattutto quando si associa a fattori che aumentano o prolungano le sollecitazioni sull’appoggio, come molte ore trascorse in piedi, aumento del peso corporeo o utilizzo continuativo di calzature poco adatte alle caratteristiche del piede. Tuttavia, non si tratta di un’evoluzione inevitabile: il comportamento varia sensibilmente da persona a persona.

Pronazione e piede piatto sono la stessa cosa?

No. La pronazione è un movimento, mentre il piede piatto descrive principalmente una configurazione morfologica caratterizzata da riduzione dell’arco longitudinale mediale, spesso associata anche ad altre caratteristiche del retropiede e dell’avampiede.

Le due condizioni sono spesso associate, ma non devono essere considerate sinonimi. Una persona può avere un arco relativamente basso senza presentare un comportamento dinamico patologico, così come la valutazione della pronazione non dovrebbe basarsi esclusivamente sull’altezza dell’arco.

Infatti, non necessariamente morfologia statica e comportamento dinamico coincidono. Nella nostra esperienza, è possibile osservare anche piedi con arco plantare elevato, quindi morfologicamente cavi, che durante determinate fasi dell’appoggio presentano un comportamento pronato o una distribuzione dei carichi compatibile con una tendenza alla pronazione.

Per questo la forma dell’arco plantare, osservata isolatamente, non è sufficiente a definire il comportamento del piede durante la camminata: devono essere considerate anche la dinamica e la distribuzione delle pressioni.

Quali sono le cause dell’iperpronazione?

Una tendenza marcata alla pronazione può dipendere da diversi fattori e non esiste una causa unica valida per tutte le persone. Possono contribuire la conformazione anatomica del piede, la mobilità articolare, le caratteristiche legamentose e muscolari, precedenti traumi o determinate condizioni che modificano progressivamente la struttura e la funzione del piede.

Nel piede piatto sintomatico dell’adulto, per esempio, possono entrare in gioco anche alterazioni dei tessuti che contribuiscono al sostegno dell’arco. Per questo è importante comprendere la causa e la flessibilità della deformità, invece di trattare nello stesso modo tutti i piedi apparentemente pronati.

Come viene valutata la pronazione?

La valutazione dovrebbe considerare il piede nel contesto dell’intera persona e non limitarsi a osservare l’impronta plantare. Nel nostro percorso, analizziamo l’appoggio statico e dinamico, il cammino, la distribuzione delle pressioni plantari, la conformazione e mobilità del piede, le eventuali asimmetrie e gli altri elementi biomeccanici rilevanti.

La valutazione dinamica è particolarmente importante, perché la postura del piede osservata da fermo non predice perfettamente ciò che accade durante il movimento. Infatti, la ricerca mostra che la relazione tra postura statica e postura dinamica esiste, ma presenta una notevole variabilità individuale.

Quando necessario, l’esame baropodometrico consente anche di osservare come si distribuiscono le pressioni e come evolve l’appoggio durante le diverse fasi del passo.

I gradi della pronazione

Nella classificazione utilizzata dai nostri specialisti, l’entità della pronazione viene distinta in tre gradi, dal I al III, sulla base della progressiva modificazione dell’appoggio e delle strutture coinvolte.

  • I grado: pronazione lieve, prevalentemente a carico del retropiede
  • II grado: pronazione più accentuata, con maggiore coinvolgimento dell’arco mediale e del mesopiede
  • III grado: pronazione marcata, con interessamento più esteso dell’appoggio e modificazioni più importanti dell’assetto del piede

Questa classificazione rappresenta uno degli strumenti utilizzati nella valutazione podologica e posturale; il grado deve comunque essere interpretato insieme all’esame dinamico, alla distribuzione delle pressioni e alle caratteristiche individuali.

Come correggere un piede eccessivamente pronato?

Non sempre è necessario “correggere” la pronazione. Se il movimento è fisiologico, asintomatico e funzionale, non rappresenta necessariamente qualcosa da eliminare.

Quando sono presenti dolore, sovraccarichi, instabilità o una distribuzione dei carichi considerata problematica, l’intervento dipende dalle caratteristiche individuali.

Esercizi e fisioterapia

Quando sono presenti deficit di forza, controllo neuromuscolare o mobilità, possono essere indicati esercizi specifici. Nei piedi piatti sintomatici, esercizio e ortesi sono entrambi utilizzati nel trattamento conservativo.

Calzature

Una calzatura adeguata deve essere scelta considerando forma del piede, attività svolta, comfort e stabilità: non tutte le persone con una certa postura hanno necessariamente bisogno della stessa categoria di scarpe.

Nella nostra esperienza, nei pazienti con iperpronazione risultano spesso utili calzature con un retropiede sufficientemente stabile e caratteristiche costruttive capaci di offrire un buon controllo dell’appoggio.

Plantari su misura

Quando l’iperpronazione è associata a sintomi o a specifiche alterazioni biomeccaniche, può essere valutata un’ortesi plantare personalizzata. Le ortesi possono modificare alcuni parametri della biomeccanica del piede, riducendo l’eversione del retropiede.

Questo non significa che un plantare sia necessario per ogni piede pronato. Nella nostra pratica, il plantare viene progettato, quando indicato, sulla base della valutazione individuale dell’appoggio statico e dinamico e della distribuzione dei carichi.

La progettazione può prevedere materiali e geometrie destinati a contenere l’eccessiva pronazione e a redistribuire i carichi, comprese, quando necessarie, correzioni supinatorie e un adeguato sostegno della volta longitudinale.

Queste caratteristiche rappresentano indicazioni generali: la configurazione del plantare deve essere stabilita individualmente in base al grado e al comportamento della pronazione, alla morfologia del piede, alla distribuzione delle pressioni, ai sintomi, alla calzatura e agli altri elementi emersi durante la valutazione.

Qual è la differenza tra pronazione e supinazione?

Entrambi sono movimenti normali del piede. Durante la pronazione, il piede diventa maggiormente adattabile al terreno; durante la supinazione, assume una configurazione più rigida e stabile. Il problema non è pronare o supinare, ma un eventuale eccesso o alterazione del movimento.

Come si corregge un piede pronato?

Dipende dalla causa e dalla presenza di sintomi. Quando necessario, il trattamento può comprendere esercizi, fisioterapia, scelta appropriata delle calzature e ortesi plantari. Non tutti i piedi pronati richiedono una correzione e la scelta dovrebbe essere effettuata dopo una valutazione individuale.

Le scarpe antipronazione sono sempre necessarie?

No, non esiste una regola secondo cui chiunque presenti pronazione debba utilizzare una scarpa motion-control. Alcuni studi mostrano possibili benefici in determinati gruppi di runner, mentre altri non rilevano un aumento degli infortuni nei pronatori che utilizzano scarpe neutre. La scelta, quindi, dovrebbe tenere conto di comfort, attività, sintomi e caratteristiche individuali. I nostri specialisti tendono comunque a consigliare l’uso di una scarpa neutra abbinata a un plantare su misura, in modo che la correzione dell’appoggio sia effettivamente su misura e non generalizzata.

Un cedimento verso l’interno o un consumo particolare delle scarpe possono essere segnali utili, ma per comprendere realmente l’appoggio è importante osservare il piede durante il movimento e considerare l’intero quadro biomeccanico. Compila il nostro questionario: ci permetterà di conoscere meglio la tua situazione e indicarti se una valutazione podologica e posturale può essere utile nel tuo caso, senza impegno.

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A cura dello staff Fisiopodos – Postura Medica

I nostri approfondimenti comprendono conoscenze, consigli, rimedi e suggerimenti di carattere generale. Non devono assolutamente sostituirsi al parere del medico curante o altri specialisti, a cui è sempre fondamentale rivolgersi prima di intraprendere qualunque percorso di cura

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