mail: info@fisiopodos.it

                                              
  Cellulare e WhatsApp : +39 393.9130912

cura dell'alluce valgo con chirurgia

Cura dell’alluce valgo: la chirurgia

In termini di cura dell’alluce valgo, ricorrere alla chirurgia è l’unica possibilità.

Il medico avrà bisogno di considerare diversi fattori prima di operarvi, tra cui la gravità del caso, l’età, lo stato di salute e il tipo di attività lavorativa e sportiva svolte.

Il rischio di complicanze e problemi, infatti, aumenta in presenza di altre patologie; inoltre, non sempre dopo l’operazione si riesce a tornare allo stato precedente alla comparsa dei sintomi ed è possibile una riduzione della mobilità delle dita. Ovviamente, bisogna tenerne conto in determinati contesti lavorativi e sportivi.

È anche necessario ricordare che, pur essendo un intervento abbastanza frequente, eseguito in anestesia locale o spinale, si tratta comunque di un intervento chirurgico e, in quanto tale, non va preso alla leggera. Per questo, tende a essere sconsigliato per scopi puramente estetici o senza aver almeno tentato i rimedi di tipo conservativo.

Stabilita la necessità dell’intervento, è il medico a scegliere la tecnica con cui operare, basandosi sulla gravità del caso e sulla propria esperienza. Le procedure chirurgiche possibili sono diverse e non ne esiste una che vada bene per qualunque caso e qualunque paziente.

Chirurgia tradizionale

La chirurgia tradizionale si definisce anche “a cielo aperto” poiché, attraverso l’incisione praticata, per il medico è possibile vedere direttamente quello che viene fatto durante l’operazione.

Tecniche

All’interno della chirurgia tradizionale, esistono diverse tecniche per la correzione e cura dell’alluce valgo, solitamente conosciute con un nome proprio (ad esempio Chevron o Scarf).

Ciò che hanno in comune è che si pratica un’osteotomia, cioè il taglio dell’osso dell’alluce, e si riposiziona la prima testa metatarsale; poi, l’osso si fissa con dei mezzi di sintesi, per mantenere la posizione durante la guarigione.

Le differenze tra le varie tecniche riguardano:

  • la modalità dell’osteotomia
  • il tipo di mezzo di sintesi: viti, cambre, placche o fili metallici
  • quanto tempo lasciare nell’osso il mezzo di sintesi: alcuni restano in sede, altri vengono rimossi dopo circa un mese

Spesso, inoltre, vengono praticate correzioni in altre zone dell’avampiede (tendini, tessuti, correzione di metatarsalgia o disturbi alle dita provocati dall’alluce valgo).

Post-operatorio

Dopo l’operazione, al paziente vengono somministrati analgesici; normalmente la dimissione, specie se l’intervento è stato effettuato in regime di convenzione, avviene il giorno dopo, con un bendaggio e delle scarpe post-operatorie speciali per garantire l’appoggio del piede esclusivamente sul tallone.

Dopo qualche giorno di riposo, si può cominciare a camminare, sempre utilizzando la calzatura ortopedica. Si potrà appoggiare del tutto il piede solo dopo il via libera del medico.

Il ritorno alla vita normale, lavorativa e sportiva, avviene dopo circa 3 o 4 mesi (prima per quanto riguarda la guida dell’auto e la ripresa di un lavoro d’ufficio).

Nel frattempo, il piede sarà gonfio, andrà tenuto sollevato il più possibile e si dovranno usare scarpe comode. Inoltre, esistono degli esercizi che si possono fare a casa per aiutare la riabilitazione, ma è fondamentale che vengano eseguiti su istruzione dello specialista e non ricorrendo al “fai da te”.

Cura dell'alluce valgo - foto del piede confrontata con radiografia, prima e dopo intervento
Foto e radiografia a confronto, prima e dopo l’intervento

Complicanze e conseguenze

Le complicanze sono piuttosto rare e dipendono dalla gravità del caso, dal tipo di intervento necessario e dalla salute del paziente. Comprendono:

  • Infezione
  • Trombosi venosa profonda
  • Dolore plantare
  • Danni ai nervi
  • Problemi con la guarigione ossea
  • Rigidità articolare

Spesso l’alluce è visibilmente più corto di prima, siccome durante l’operazione l’osso è stato tagliato e una parte ne è stata rimossa per poter effettuare la correzione.

Chirurgia mini-invasiva o percutanea

Questa tecnica è di invenzione relativamente recente (è nata negli Stati Uniti negli anni ’90) e ha differenze fondamentali rispetto alla chirurgia tradizionale.

In cosa consiste?

Dove la chirurgia tradizionale si definisce “a cielo aperto”, la chirurgia percutanea si serve di mini-incisioni nella pelle attraverso cui vengono introdotti strumenti chirurgici di dimensioni ridotte, come le frese da dentista e i bisturi da microchirurgia.

Con questi strumenti, si leviga l’esostosi dell’alluce (l’escrescenza ossea caratteristica) e si pratica un’osteotomia, con la successiva correzione del metatarso.

Non vengono utilizzati mezzi di sintesi ma soltanto un bendaggio che andrà poi cambiato dal medico.

L’intervento dura circa 20 minuti, si effettua in anestesia locale ed è possibile tornare a deambulare subito dopo. La dimissione avvviene in giornata e il recupero è molto più veloce.

Pareri discordanti

Grazie alla rapidità dell’operazione e del recupero, questo tipo di chirurgia per la cura dell’alluce valgo è ovviamente preferito dai pazienti e anche da molti medici. Tuttavia, ci sono pareri discordanti sulla sua efficacia e sulla sua precisione.

Molti medici continuano a preferire la chirurgia tradizionale o ricorrono alla percutanea solo in determinati casi. Le obiezioni più frequenti sono:

  • la chirurgia percutanea non va bene per tutti i casi; molti medici la consigliano solo in casi di deformazione lieve e preferibilmente in soggetti giovani e in buona salute. La chirurgia tradizionale, invece, è più versatile e in grado di correggere deformità di varie gravità
  • l’intervento spesso è solo cosmetico e non davvero efficace, dato che la deformità dell’alluce è una patologia che coinvolge tutto l’avampiede e non solo la zona operata in percutanea
  • la correzione viene effettuata “a cielo chiuso”, ossia senza vedere direttamente cosa succede durante l’intervento: la conseguenza è una diminuzione della precisione d’intervento

Complicanze e conseguenze

L’intervento di chirurgia percutanea viene praticato senza l’uso del laccio emostatico: questo fa diminuire molto la possibilità di sviluppare una trombosi venosa.

D’altra parte, l’intervento “a cielo chiuso”, anche se eseguito da mani esperte, può avere come conseguenza non solo l’accorciamento dell’alluce, ma anche una ipocorrezione (ossia una correzione insufficiente) o danni articolari.

Tecnica mista

Negli ultimi anni, si sta diffondendo l’utilizzo di una tecnica mista, volta a unire i pro della chirurgia tradizionale e della percutanea, cercando di eliminare i contro.

Questo tipo di tecnica prevede:

  • Mini-incisioni, come nella percutanea, per avere risultati migliori a livello estetico e velocizzare il recupero
  • Osteotomia effettuata con la stessa tecnica della chirurgia tradizionale, per garantire più precisione ed efficacia
  • Utilizzo di pochi mezzi di sintesi fissi o riassorbibili

Riuscita dell’operazione e recidiva

Se la decisione di operare è opportuna e l’intervento viene eseguito in modo corretto, la maggior parte dei pazienti (circa l’85%) è soddisfatta del risultato.

Oltre alle possibili conseguenze (l’accorciamento dell’alluce e la rigidità del dito), è comunque possibile che, col tempo, si perda la correzione e torni la deformità del dito.

Stando alle statistiche, la recidiva è molto più probabile nei casi di chirurgia percutanea. Bisogna tenere ben presente questo fattore quando si decide di sottoporsi all’operazione, poiché intervenire su un alluce valgo recidivo o correggere un intervento “sbagliato” è molto più difficile, a volte persino impossibile.

Senza alcun dubbio, un elemento molto importante nella prevenzione della recidiva è l’individuazione delle cause che hanno portato all’insorgenza dell’alluce valgo. Qualora i piedi siano affetti da problemi di tipo morfologico o si tenda ad utilizzare calzature sbagliate, è necessario ricorrere a correzioni e accorgimenti per diminuire ulteriormente le possibilità di recidiva.

Una valutazione podologica e posturale, comprensiva di esame baropodometrico, è in grado di rilevare problemi morfologici e lo specialista potrà consigliare al meglio per quanto riguarda calzature adatte ed eventuali plantari su misura.

A cura dello staff Fisiopodos
Il materiale pubblicato ha lo scopo di avere un rapido accesso a consigli, suggerimenti e rimedi di carattere generale che medici e libri sono soliti dispensare. Tali indicazioni non devono in alcun modo sostituirsi al parere del medico curante o di altri specialisti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizziamo cookie anche di terze parti per migliorare navigazione e prestazioni. Continuare la navigazione senza accettare equivale a un rifiuto. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi