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Piede di Charcot: cause, diagnosi, cura

Il piede di Charcot: cause, diagnosi, cura

Il piede di Charcot, noto anche come Osteoartropatia di Charcot o Neuro-osteoartropatia di Charcot, è una complicanza gravissima e poco nota del diabete.

Questa patologia consiste nella deformazione del piede (che assume una forma “a dondolo”), con frammentazione ossea e maggior possibilità di ulcere, rispetto al più comune piede diabetico.

Si presenta in soggetti che già soffrono di neuropatia diabetica (ridotta sensibilità termica, tattile e dolorifica). Si è a rischio se si ha il diabete da almeno 10 anni e se non lo si tiene bene sotto controllo. Il rischio aumenta in presenza di altri fattori, come il fumo e l’eccesso di peso.

Fase acuta

I sintomi iniziali della cosiddetta “fase acuta” sono dolore al piede, gonfiore e arrossamento. Se unilaterale (in un solo piede), il piede colpito risulta più caldo di quello sano (da 2°C in più fino anche a 10°C). Spesso, sono presenti microfratture difficilmente rilevabili.

Fase cronica

Nell’evoluzione a fase cronica, l’infiammazione locale si riduce fino anche a svanire del tutto, ma si manifestano deformità più o meno gravi di ossa e articolazioni. Le microfratture degenerano in frammentazione ossea, si peerdono i normali rapporti articolari e diventa impossibile distinguere le ossa tra di loro.

Queste deformazioni causano sovraccarichi di alcune zone del piede, che diventano soggette a ulcere (anche estese e profonde), che difficilmente guariscono e tendono a recidivare.

In base alla gravità del caso e alla zona danneggiata, aumenta il rischio di amputazione. Il rischio è basso nell’avampiede (parte anteriore del piede), più elevato nel mesopiede (parte centrale), elevatissimo se sono coinvolti caviglia e calcagno.

Secondo le statistiche, la zona più colpita è il mesopiede (in più della metà dei casi), seguita da calcagno, caviglia e avampiede.

Cause

Vista la scarsità di dati, non è chiaro quali siano le cause del piede di Charcot. La neuropatia diabetica sembra un fattore necessario, ma di per sé non sufficiente. Infatti, essa colpisce un’elevata percentuale di diabetici, ma solo una piccola parte (circa tra lo 0,1% e il 13%) sviluppa il piede di Charcot.

Teorie recenti ipotizzano fattori genetici o alterazioni del metabolismo osseo che favoriscono l’osteolisi (in pratica, una situazione in cui vengono prodotte più cellule adibite a degradare le ossa, rispetto alle cellule adibite a formarle).

Diagnosi

Nella fase acuta, la diagnosi non è semplice. L’edema e l’arrossamento possono essere confusi con altre problematiche (come distorsioni o flebiti), dato che le radiografia non rilevano sempre le microfratture e le analisi del sangue evidenziano soltanto un’infiammazione in corso.

È quindi importante rivolgersi a uno specialista che abbia familiarità con le complicanze del diabete, anche quelle meno note. Infatti, un intervento tempestivo può bloccare e rallentare la progressione della patologia, riducendo il rischio di deformazioni gravi e conseguenti amputazioni.

Come si cura

Nella fase acuta, si interviene immobilizzando completamente il piede con un apparecchio di scarico (uno stivaletto di gesso o fibra di vetro), che va utilizzato per almeno 3 o 4 mesi e serve a impedire assolutamente che il piede appoggi per terra.

Di norma, in questo periodo si prescrivono anche farmaci che inibiscono il riassorbimento osseo.

In seguito, il medico valuta quale sia il percorso più opportuno, in base a diversi fattori: la gravità della deformazione, la zona colpita, la presenza o meno di infezione dell’osso (osteomielite).

In alcuni casi, si può optare per una gestione conservativa, con calzature e plantari su misura che riequilibrino l’appoggio del piede, in modo da evitare sovraccarichi.

I plantari vanno realizzati a seguito di attenta valutazione, poiché devono aiutare sia dal punto di vista podologico che dal punto di vista posturale: infatti , è possibile che il piede di Charcot causi supinazioni o pronazioni accentuate e anche eterometrie, a causa dello schiacciamento articolare.

In altri casi, si può valutare se sia consigliabile (e possibile) un intervento chirurgico per correggere le deformità o rimuovere le zone ossee interessante. Ad ogni modo, gli interventi non sono sempre risolutivi al 100% e bisogna sempre monitorare attentamente la situazione in post-operatorio.

In conclusione, le armi più importanti per contrastare il piede di Charcot sono tenere sempre sotto controllo il diabete, fare attenzione ai propri piedi e rivolgersi a uno specialista ai primi segni di infiammazione, per scongiurare quadri clinici gravi.

A cura dello staff Fisiopodos
I nostri approfondimenti comprendono conoscenze, consigli, rimedi e suggerimenti di carattere generale. Non devono assolutamente sostituirsi al parere del medico curante o altri specialisti, a cui è sempre fondamentale rivolgersi prima di intraprendere qualunque percorso di cura.

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