Piede piatto: sintomi, gradi e rimedi in bambini e adulti

Pubblicato il 22 febbraio 2018 · Ultimo aggiornamento: settembre 2026
A cura dello staff Fisiopodos – Postura Medica

Il piede piatto è caratterizzato da una riduzione dell’arco longitudinale mediale, con una maggiore superficie della pianta che entra in contatto con il terreno durante l’appoggio. Può essere una condizione fisiologica e priva di sintomi, soprattutto durante l’infanzia, oppure associarsi in alcuni casi a dolore, affaticamento o alterazioni funzionali.

È importante distinguere il piede piatto del bambino da quello dell’adulto e valutare non soltanto la forma dell’arco, ma anche la flessibilità del piede, il comportamento durante il movimento, la distribuzione dei carichi e l’eventuale presenza di sintomi.

Che cos’è il piede piatto?

L’arco longitudinale mediale è sostenuto dall’interazione tra ossa, articolazioni, legamenti e muscoli del piede e della gamba. Nel piede piatto, questo arco risulta ridotto quando il piede è sotto carico: questo significa che gran parte della pianta del piede, se non tutta, appoggia al suolo.

Spesso, è presente anche un valgismo del retropiede, con il calcagno che assume una posizione maggiormente deviata verso l’esterno rispetto all’asse della gamba. Nel piede piatto dell’adulto, possono essere presenti anche altre modificazioni tridimensionali.

Tuttavia, è importante non confondere piede piatto e pronazione. Il piede piatto descrive soprattutto una caratteristica morfologica dell’arco; la pronazione, invece, è un movimento fisiologico del piede durante l’appoggio.

Le due condizioni possono associarsi frequentemente, ma non sono sinonimi.

Confronto tra piede con arco plantare fisiologico e piede piatto in carico

Piede piatto flessibile e piede piatto rigido

Una delle distinzioni clinicamente più importanti riguarda la flessibilità.

Nel piede piatto flessibile, l’arco si riduce o scompare quando il soggetto è in piedi, ma ricompare almeno in parte quando il piede non è sotto carico o quando ci si solleva sulle punte. È la forma tipica della maggior parte dei bambini con piede piatto.

Nel piede piatto rigido, invece, la riduzione dell’arco persiste anche fuori carico e la mobilità del piede è limitata. Questa forma richiede un inquadramento più attento perché può essere associata a condizioni strutturali differenti.

Il piede piatto nel bambino

Nei primi anni di vita, il piede piatto è molto comune e spesso fisiologico. Lo sviluppo dell’arco avviene progressivamente durante l’infanzia. Dolore, rigidità, forti asimmetrie o difficoltà funzionali meritano, invece, una valutazione specifica. Per approfondire età, controlli, plantari e possibili indicazioni chirurgiche, consulta la nostra guida al piede piatto nel bambino.

Il piede piatto nell’adulto

Nell’adulto, bisogna distinguere una persona che ha sempre avuto un arco basso da un piede che cambia progressivamente nel corso della vita.

Oggi, la condizione un tempo definita semplicemente “piede piatto acquisito dell’adulto” viene più frequentemente indicata come una deformità tridimensionale progressiva, che può coinvolgere arco mediale, retropiede e avampiede.

Uno dei meccanismi coinvolti più spesso riguarda il tendine tibiale posteriore e i legamenti che sostengono l’arco. In alcuni pazienti, il progressivo cedimento di queste strutture può provocare abbassamento della volta e valgismo del retropiede.

Quali sono le cause del piede piatto?

Le cause dipendono molto dall’età e dal tipo di piattismo. Nel bambino, possono essere coinvolti:

  • normale sviluppo del piede
  • lassità legamentosa
  • familiarità
  • retrazione del tendine d’Achille
  • più raramente condizioni neurologiche, muscolari o strutturali

Nell’adulto, quando il piede cambia progressivamente, possono contribuire:

  • disfunzione o lesione del tibiale posteriore
  • lassità legamentosa
  • alterazioni dei legamenti che sostengono l’arco
  • artrite del mesopiede
  • traumi
  • sovraccarichi ripetuti

Obesità, diabete e ipertensione, inoltre, sono associati a una maggiore frequenza della deformità progressiva dell’adulto.
Alcuni fattori possono aggravare la patologia oppure accelerarne l’insorgenza: la gravidanza, attività sportive molto intense eseguite in modo scorretto, l’uso frequente di calzature inadatte e il mantenimento di posture scorrette.

Quali sono i sintomi del piede piatto?

Molti piedi piatti, in particolare quelli flessibili, non provocano alcun sintomo.

Quando la condizione è sintomatica, possono comparire dolore nella volta, nella parte interna del piede o nella regione interna della caviglia. Altri sintomi possono essere l’affaticamento durante il cammino o la stazione eretta prolungata, e, in alcune forme di piede piatto, la difficoltà a sollevarsi in punta di piedi. Spesso, infine, si evidenzia una ridotta tolleranza alla corsa o ad attività ad alto impatto.

Nel bambino sintomatico, possono comparire soprattutto dolore e affaticamento di piedi o gambe durante l’attività.

Secondo l’esperienza clinica dei nostri specialisti, un appoggio associato a piede piatto può contribuire a compensi ascendenti che interessano gli arti inferiori, il bacino e la postura complessiva. Entità e conseguenze di questi adattamenti variano da persona a persona.

Come capire se si ha il piede piatto?

Osservare l’impronta può fornire un’indicazione, ma non è sufficiente da sola per una valutazione completa. Lo specialista considera:

  • altezza dell’arco in carico e fuori carico
  • posizione del calcagno
  • mobilità del piede
  • capacità dell’arco di ricomparire cambiando posizione
  • mobilità della caviglia
  • dolore e localizzazione dei sintomi
  • caratteristiche del cammino

Nella valutazione podologica e posturale, l’esame baropodometrico permette di analizzare superficie di appoggio e distribuzione delle pressioni, sia in statica sia durante il movimento.

Servono radiografie o altri esami?

Non necessariamente. Nel bambino con tipico piede piatto flessibile, la valutazione è prevalentemente clinica.
Nell’adulto, soprattutto quando il piede è sintomatico o si sospetta una deformità progressiva, le radiografie sotto carico permettono di valutare in modo più preciso l’allineamento delle strutture. Ecografia, risonanza magnetica o altri esami possono essere prescritti in situazioni selezionate per studiare ossa, legamenti e tendini.

I gradi del piede piatto

Nella classificazione utilizzata dai nostri specialisti, il piede piatto viene distinto in tre gradi sulla base dell’estensione dell’appoggio plantare osservato durante la valutazione baropodometrica.

I grado: l’istmo plantare, cioè la zona di collegamento tra retropiede e avampiede, presenta un’ampiezza superiore a circa un terzo della larghezza della porzione anteriore del calcagno (fig. 1)
II grado: la superficie plantare mediale aumenta ulteriormente fino a determinare un appoggio sostanzialmente completo della pianta (fig. 2).
III grado: l’appoggio si espande ulteriormente verso il lato mediale, evidenziando un piattismo più marcato (fig. 3).

La classificazione costituisce uno degli elementi della valutazione e deve essere interpretato insieme a flessibilità, posizione del retropiede, comportamento dinamico, distribuzione delle pressioni ed eventuali sintomi.

Esempi baropodometrici di piede piatto di primo, secondo e terzo grado

Come si cura il piede piatto?

Il piede piatto va trattato anche se non fa male?

L’assenza di dolore non significa necessariamente che ogni piede piatto debba o meno essere trattato. Molti piedi piatti, infatti, rimangono asintomatici e funzionali.

Secondo l’approccio dei nostri specialisti, però, l’assenza di sintomi non è l’unico elemento da considerare. In alcuni pazienti, un piede piatto può associarsi a distribuzioni dei carichi o compensi biomeccanici che, pur non provocando dolore nell’immediato, possono favorire nel tempo sovraccarichi o altre problematiche.

Per questo, quando la valutazione evidenzia alterazioni significative, può essere consigliato di intervenire anche in assenza di dolore, con finalità preventiva e di miglioramento dell’appoggio. L’indicazione viene comunque stabilita caso per caso e non deriva dalla sola presenza del piede piatto.

Plantari per piede piatto

Il plantare può avere obiettivi differenti a seconda dell’età e della condizione.

Nel piede piatto sintomatico, può essere utilizzato per sostenere determinate strutture, modificare la distribuzione dei carichi, migliorare comfort e tolleranza alle attività e intervenire su caratteristiche biomeccaniche rilevate durante la valutazione.

Nell’adulto con deformità progressiva, i plantari rappresentano uno dei principali trattamenti conservativi. Nei quadri più importanti, possono essere necessari anche altri dispositivi personalizzati o tutori.

Esercizi e fisioterapia

A seconda dell’età e della problematica specifica, possono essere utilizzati esercizi per migliorare mobilità, forza e controllo funzionale.

Nei bambini, spesso vengono consigliati esercizi di stretching per l’allungamento di alcuni muscoli specifici. Nell’adulto con coinvolgimento del tibiale posteriore, si può privilegiare rinforzo del tendine e stretching della muscolatura del polpaccio.

Fisioterapia, plantari e lavoro posturale possono inserirsi al meglio in un percorso terapeutico sinergico, anziché essere presentati come trattamento singolo.

Calzature e camminare scalzi

I nostri specialisti consigliano, ai pazienti con piede piatto, calzature sufficientemente stabili, con buon contenimento laterale e del retropiede e una struttura leggermente più alta posteriormente. La scelta deve comunque essere adattata alla morfologia del piede e all’eventuale plantare.

Le cosiddette “scarpe antipronazione” non vengono consigliate automaticamente: una correzione standardizzata incorporata nella scarpa può non corrispondere alle reali necessità del singolo piede e deve essere valutata con cautela.

Per il cammino a piedi nudi, nella nostra esperienza sono preferibili superfici naturali e variabili, come erba o sabbia, mentre viene generalmente sconsigliata un’esposizione prolungata a superfici artificiali rigide, soprattutto quando l’appoggio tende già a sovraccaricare determinate zone.

Si può fare sport con i piedi piatti?

In assenza di dolore, il piede piatto flessibile non rappresenta di per sé un motivo per evitare sport.

Quando sono presenti sintomi, può essere utile modificare temporaneamente le attività maggiormente irritanti e lavorare sulla causa del dolore.

I nostri specialisti suggeriscono di valutare individualmente anche lo sport. In presenza di sintomi o di un piattismo importante, può essere opportuno limitare temporaneamente attività ad alto impatto come corsa, danza o basket, privilegiando attività come ciclismo e nuoto. La camminata, anche sostenuta e prolungata, può essere mantenuta quando è ben tollerata e utilizzando plantari adeguati.

Quando è necessario l’intervento chirurgico?

Nell’adulto, la chirurgia viene presa in considerazione quando dolore e limitazioni persistono nonostante un adeguato trattamento conservativo. La procedura dipende dalla flessibilità e dalla gravità della deformità, dalle strutture coinvolte e dalla presenza di problematiche concomitanti.

Le possibilità comprendono, spesso in combinazione, riparazione o trasferimento tendineo, ricostruzione dei legamenti, osteotomie (cioè tagli e riallineamenti delle ossa) e artrodesi nei piedi rigidi o artrosici.

Plantari pre e post operatori

Nell’esperienza dei nostri specialisti, quando è già stato programmato un intervento chirurgico può essere indicato continuare o iniziare a utilizzare un plantare personalizzato durante il periodo di attesa, con l’obiettivo di gestire l’appoggio, distribuire meglio i carichi e contenere eventuali sovraccarichi o sintomi fino all’intervento. Naturalmente, il plantare preoperatorio non sostituisce l’intervento già indicato né ne modifica la necessità.

Dopo la correzione chirurgica del piede piatto, può essere utile valutare nuovamente l’appoggio e la distribuzione dei carichi. Nei bambini come negli adulti, quando persistono o emergono caratteristiche biomeccaniche sulle quali è opportuno intervenire, può essere indicato un plantare personalizzato nel percorso postoperatorio, compatibilmente con i tempi di guarigione, il tipo di intervento eseguito e le indicazioni del chirurgo.

Configurazione e momento di introduzione vanno definiti individualmente e non rappresentano una prescrizione automatica dopo qualsiasi intervento.

Si può prevenire il piede piatto?

Il piede piatto può dipendere da sviluppo, caratteristiche anatomiche, lassità legamentosa, familiarità o condizioni acquisite, perciò non sempre è possibile prevenirlo.

Invece, è possibile intervenire su alcuni fattori modificabili e, soprattutto, riconoscere precocemente situazioni sintomatiche o alterazioni che mostrano un’evoluzione sfavorevole.

Possono essere utili un’attività fisica adeguata, il controllo del peso quando necessario, calzature appropriate e una valutazione specialistica quando compaiono dolore, rigidità o cambiamenti progressivi dell’appoggio.

Il plantare può correggere il piede piatto?

Un plantare può modificare il sostegno e la distribuzione dei carichi e, nei pazienti sintomatici, contribuire a migliorare dolore e funzione. Il suo effetto dipende però dall’età, dal tipo di piede piatto e dagli obiettivi del trattamento.

Il piede piatto può peggiorare con l’età?

Dipende dal tipo. Molti piedi piatti flessibili rimangono stabili e asintomatici; nell’adulto esiste però una forma progressiva, nella quale arco e allineamento possono deteriorarsi nel tempo.

La forma del piede è solo uno degli elementi da considerare: per comprendere se un piede piatto richiede attenzione è importante valutarne anche flessibilità, appoggio, distribuzione dei carichi ed eventuali sintomi. Compila il questionario: ci permetterà di conoscere meglio la situazione e indicarti se una valutazione podologica e posturale può essere utile, senza impegno.

Scopri come cambia l’arco plantare durante la crescita e quali caratteristiche meritano una valutazione specifica.

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Piede piatto e pronazione sono spesso associati, ma non sono la stessa cosa: approfondisci il comportamento dinamico dell’appoggio.

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Approfondisci la conformazione opposta al piede piatto, caratterizzata da un arco plantare più elevato e da una diversa distribuzione dei carichi.

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A cura dello staff Fisiopodos – Postura Medica

I nostri approfondimenti comprendono conoscenze, consigli, rimedi e suggerimenti di carattere generale. Non devono assolutamente sostituirsi al parere del medico curante o altri specialisti, a cui è sempre fondamentale rivolgersi prima di intraprendere qualunque percorso di cura

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