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Approfondimenti

Come riconoscere la tendinite?

Tendinite: come riconoscerla

La tendinite è una patologia molto diffusa che colpisce quegli insiemi di fibre (chiamati tendini), situati tra i muscoli e le ossa, che ci permettono di dare la spinta che genera il movimento.

Quando vengono sovrasollecitati, gli elementi che li compongono (fibrille) subiscono delle lesioni; il nostro organismo ripara queste lesioni, ma il nuovo tessuto è meno resistente e quindi ancor più facilmente logorabile.
I tendini più soggetti a questa patologia sono quelli del ginocchio (tendinite rotulea), del gomito (epicondilite) e della spalla.

SINTOMI E DIAGNOSI DELLA TENDINITE

I sintomi più noti della tendinite sono:

  • il dolore: è più acuto qualora si eserciti una pressione sulla zona interessata o si cerchi di utilizzare il tendine per determinati movimenti
  • la diminuzione della funzionalità articolare e della forza muscolare
  • gonfiore o addirittura ecchimosi (non presente in tutti i casi)

In presenza di questi sintomi, è consigliabile prenotare immediatamente una visita da uno specialista.

Di norma, per arrivare a una diagnosi sono sufficienti l’anamnesi del paziente (ossia una valutazione del suo passato) e un esame clinico; eventualmente, possono essere prescritti esami strumentali quali l’ecografia o la risonanza magnetica.

Una volta in possesso di una diagnosi, prima di procedere con la cura della tendinite è consigliabile scoprirne le cause, per poter individuare il trattamento migliore e, se necessario, modificare le proprie abitudini in modo da evitare recidive.

Una valutazione podologica e posturale completa è di aiuto nella ricerca delle cause della patologia, che possono essere diverse, e nella prevenzione di eventuali recidive.
Inoltre, lo specialista può fornire utilissimi consigli riguardo la postura da tenere, l’approccio corretto ai movimenti tipici del proprio lavoro o dell’allenamento sportivo e le calzature più adatte.

A cura dello staff Fisiopodos
I nostri approfondimenti comprendono conoscenze, consigli, rimedi e suggerimenti di carattere generale. Non devono assolutamente sostituirsi al parere del medico curante o altri specialisti, a cui è sempre fondamentale rivolgersi prima di intraprendere qualunque percorso di cura.

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Tonifichiamoci di corsa: un programma di allenamento

Tonifichiamoci di corsa: un programma di allenamento

I benefici di inserire la corsa nel proprio programma di allenamento sono molti, più o meno noti:

  • aiuta a dimagrire
  • definisce la muscolatura dalla vita in giù
  • mantiene le articolazioni lubrificate ed efficienti
  • migliora la capacità respiratoria
  • riduce il tasso di colesterolo
  • stimola la circolazione
  • aiuta a prevenire l’osteoporosi

PROGRAMMA DI ALLENAMENTO: 3 CONSIGLI PER 4 SETTIMANE

1. INTENSIFICARE IN MODO GRADUALE

Iniziare con il jogging, un tipo di corsa più blanda che riduce i possibili traumi. In seguito, incrementare progressivamente il ritmo e la durata degli allenamenti.
È consigliabile seguire questa tabella di marcia:
Prime due settimane: 2 allenamenti a settimana da 20 minuti ognuno.
Terza settimana: 3 allenamenti settimanali, a giorni alterni, da 30 minuti.
Dalla quarta settimana: 3 allenamenti settimanali, a giorni alterni, da 35-40 minuti.

2. NON INTERROMPERE L’ESERCIZIO

Per godere dei benefici promessi da qualunque attività aerobica, bisogna protrarla per almeno venti minuti mantenendo un ritmo preciso e la frequenza cardiaca tra il 60% e il 70% di quella massimale (per calcolarla, è sufficiente sottrarre a 220 la propria età).

3. ATTENZIONE A PIEDI E POSTURA

Lo sport apporta sicuramente moltissimi benefici alla nostra salute, ma soltanto quando è praticato nel modo corretto. In caso contrario, rischiamo seriamente di causare danni al nostro corpo.

Perciò, prima di iniziare un programma di allenamento intenso come questo, è consigliabile sottoporsi a una valutazione podologica e posturale completa. In questo modo, potremo rilevare se i piedi appoggiano in modo corretto, senza creare sovraccarichi, o se soffriamo di problematiche podologiche che rendono necessario l’utilizzo di ortesi plantari su misura da inserire nelle nostre scarpe sportive prima di iniziare la corsa.

Lo specialista, inoltre, sarà in grado di riconoscere eventuali problemi posturali, spiegarci come correggerli e darci consigli pratici riguardo l’allenamento che abbiamo intenzione di cominciare. Per esempio, potrà indicarci la postura corretta da adottare o le calzature più adatte da utilizzare.

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Camminare scalzi: i benefici sono reali?

Camminare scalzi: i benefici che percepiamo sono reali?

Come scoprire se il barefooting fa per noi e praticarlo senza rischi

Il cosiddetto “barefooting” (camminare scalzi) o, in italiano, “gimnopodismo”, è molto di moda al momento, ma la scienza cosa dice? Fa bene o fa male?

I medici non sono concordi sull’argomento; a detta di chi lo pratica, dalle star hollywoodiane ad associazioni nostrane come il Club dei Nati Scalzi, i benefici non mancano.

Ecco qui i ben 11 effetti positivi che avrebbero riscontrato grazie alla loro esperienza:

  • la diminuzione di calli e ispessimenti della pelle dovuti alle calzature
  • il rafforzamento di piedi e dita
  • il miglioramento dell’equilibrio
  • un’ottima postura
  • l’addio al mal di schiena
  • la sensazione di essere più connessi alla Terra
  • l’aumento della propria energia
  • un maggior senso di libertà
  • una maggiore consapevolezza dei cinque sensi
  • la riduzione dello stress
  • una migliore circolazione

Consigliano di far camminare a piedi nudi anche i bambini, per aiutare lo sviluppo dei muscoli del piede e della volta plantare.

La possibilità di tutti questi benefici invoglierebbe chiunque a fare quantomeno un tentativo: quel che è certo è che occorre un minimo di preparazione e di buon senso per cominciare questa nuova attività senza correre rischi per la salute.

Come farlo in tutta sicurezza?

Per prima cosa, sarebbe ideale sottoporsi a una valutazione podologica e posturale completa per assicurarci che i nostri piedi appoggino a terra in modo corretto, senza difetti morfologici o patologie che verrebbero solamente aggravate dall’assenza di calzature adeguate.

Gimnopodismo, camminare scalzi in spiaggia

Ottenuto il via libera dallo specialista, dovremo decidere dove effettuare queste passeggiate!
Pare che siano preferibili terreni naturali come erba o sabbia, come consigliato anche dai sostenitori dell’earthing e del grounding.

Con il diffondersi di questa pratica del camminare scalzi, in molte regioni italiane si possono trovare percorsi appositi per tutti gli appassionati; tuttavia, bisogna naturalmente ricordarsi di prestare attenzione all’igiene e ad eventuali ostacoli sul terreno che potrebbero ferire i nostri piedi.

E in casa, invece? Non tutti lo consigliano. Sebbene il pavimento, adeguatamente pulito, sia sicuramente più igienico e meno “pericoloso” di parchi, prati e spiagge, camminare scalzi su una superficie rigida e artificiale non avrebbe lo stesso effetto, né fisicamente né psicologicamente.

Camminare scalzi in casa: barefooting

Infine, bisogna ricordarsi di procedere per gradi, per non affaticare muscoli e legamenti che, magari, non venivano stimolati da un po’.

Si deve sempre tenere a mente che, se non lo si pratica adeguatamente, anche il semplice camminare a piedi nudi potrebbe causare strappi muscolari o distorsioni, proprio come tutte le altre attività fisiche più o meno intense.

In poche parole, nell’attesa che la scienza ci dia una risposta definitiva, può sicuramente essere un’esperienza interessante e da provare: basta ricordarsi di farlo pensando alla propria salute, perché cosa c’è di più importante?


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Tallonite: come arrivare a una diagnosi

Tallonite: come arrivare a una diagnosi

Franco Carnelli, Primario della Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’IRCCS Multimedica di Sesto San Giovanni,  spiega che la tallonite non è una specifica patologia. Infatti, questo termine indica soltanto uno stato infiammatorio doloroso nell’area del calcagno.

Per arrivare a una diagnosi vera e propria, bisogna consultare uno specialista.
Una valutazione podologica e posturale completa, per nulla invasiva, può aiutarci a individuare la fonte del dolore. Inoltre, essa è necessaria se il percorso terapeutico più adatto a voi comprende l’utilizzo di ortesi plantari su misura.

Spesso quest’approccio è sufficiente e non bisogna per forza ricorrere ad altri tipi di esami come radiografie e TAC. Tuttavia, essi possono essere utili per rilevare (o escludere) altre eventuali cause del dolore, come fratture o persino tumori.

L’esame si rivela fondamentale per risalire alla causa dell’infiammazione, permettendo così di scegliere la terapia migliore e aiutare a prevenire eventuali recidive.

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Il massaggio perfetto per piedi gonfi

Piedi gonfi: massaggio perfetto in 5 passaggi

Come alleviare immediatamente il gonfiore dei piedi in modo naturale

A chi non è mai successo di ritrovarsi, a fine giornata, con i piedi gonfi e doloranti?

Scarpe strette o inadeguate, il caldo d’estate, una postura scorretta, la gravidanza, un lavoro che ci costringe a stare in piedi per molte ore: sono diverse le cause di questo problema.

Un grande aiuto consiste nell’automassaggio, che ha la funzione di:

  • alleviare le tensioni e il dolore
  • migliorare la circolazione riducendo il gonfiore
  • stimolare i tessuti
  • contribuire alla prevenzione di calli, vesciche, secchezza dei piedi o patologie come l’alluce valgo

Uno studio di Harvard Medical School: “3 persone su 4 accusano problematiche ai piedi nel corso della loro vita”

La Harvard Medical School ci viene in aiuto con questa breve guida.

Perfetto automassaggio in 5 passaggi

  1. Seduti comodamente, appoggiare il piede sinistro sulla coscia destra, piegando la gamba
  2. Con dell’olio o della crema sulla mano, frizionare delicatamente l’intero piede
  3. Effettuare un massaggio più profondo, premendo le nocche della mano sul piede e “impastandolo”
  4. Agire su pelle e muscoli, tenendo il piede con entrambe le mani e massaggiandolo coi pollici
  5. Distendere i muscoli tirando delicatamente le punte delle dita all’indietro, in avanti e di lato

Il procedimento andrà poi ripetuto sull’altro piede, assicurandoci un immediato effetto rilassante e benefico con pochissimo sforzo!

Tuttavia, per garantire la salute dei vostri piedi e scoprire perché soffrite spesso di piedi gonfi, la soluzione migliore è quella di sottoporsi a una valutazione podologica e posturale per rilevare eventuali problematiche ed essere indirizzati verso il trattamento migliore.

Oltre a consigliarvi i rimedi migliori, uno specialista può fornirvi indicazioni precise su quali calzature sarebbero più adatte ai vostri piedi, risolvere eventuali problemi posturali ed eventualmente realizzare dei plantari su misura apposta per il vostro piede, con la funzione specifica di ridurre il gonfiore e aiutare la circolazione venosa e linfatica.

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Calzature predisposte: tipologie e marche

Calzature predisposte: tipologie e marche

Le calzature predisposte vengono consigliate principalmente per un corretto utilizzo dei plantari, in quanto la loro soletta interna è estraibile. Pertanto, è possibile alloggiare comodamente il plantare su misura senza togliere spazio nella scarpa.

Si possono identificare quattro grandi gruppi di calzature predisposte:

  • sportive
  • comfort fisiologiche
  • ortopediche
  • per piedi molto difficili (diabetici o reumatici)

Calzature predisposte sportive

Sono tutte quelle calzature che adoperate comunemente negli sport e nel tempo libero: tennis, jogging, golf, calcio, pallavolo, pallacanestro, sci, trekking o semplicemente per passeggiare.
I requisiti fondamentali sono la comodità (piante e punta), il numero giusto (almeno un numero in più), i contrafforti posteriori e naturalmente la soletta estraibile.
Le trovate in tutti i negozi sportivi.

Calzature predisposte comfort fisiologiche

La suola è sempre in gomma, la pianta è larga e la punta è arrotondata. Ha contrafforti laterali, sono tenute sul collo del piede da lacci, cinturini o fibbie.
Devono essere accollate e la soletta è estraibile.

I nostri specialisti potranno indicarvi alcune marche a cui fare riferimento e i negozi con cui collaboriamo nella vostra città.
Marche: All Rounder, Clarks, Camper, Ecco, FinnComfort, Hogan, Joya, MBT, Mephisto, Nero Giardini, Paciotti, Valleverde e El Naturalista.

Calzature predisposte ortopediche

Potete trovarle nei negozi specializzati in ortopedie sanitari e nelle farmacie.

Hanno le stesse caratteristiche delle precedenti, ma hanno piante più larghe e il tacco è leggermente più basso. Inoltre, la tomaia è più alta e più morbida, spesso elasticizzata o termoflessibile, senza cuciture o con cuciture piatte.

I marchi più comodi sono: Ecosanit, Duna, Dott. Scholl’s, FinnComfort, Hergos, Mephisto, Newsan, Podoline, Solidus, Podartis, Tomasi.

Sandali e ciabatte predisposte

Per pantofole e sandali la disponibilità è più ristretta.

Nei negozi di calzature specializzate possiamo trovare: Mephisto, Plume, FinnComfort, Tomasi, All Rounder e Valleverde. Invece, in ortopedie, sanitari e farmacie si trovano tutti gli altri marchi citati precedentemente.

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Piede piatto nel bambino: cosa fare e quando

Piede piatto nel bambino: cosa fare e quando

Il piede piatto nel bambino è la norma fino ai 4 anni circa.

Avere il piede piatto (uno dei problemi podologici più noti e diffusi) significa che il piede non è normalmente arcuato, a causa del cedimento della volta plantare.

Nei bambini, dopo i 4 anni, il corpo corregge gradualmente la propria postura. Verso i 7 anni, il piede avrà preso la classica forma con la volta plantare arcuata.

Che cosa fare quando questo non succede?

Una valutazione podologica e posturale intorno ai 6 anni può rilevare se la situazione podologica e posturale del bambino procede in modo normale o se è necessario intervenire per aiutare piede e postura a svilupparsi correttamente.

Di solito, questo significa ricorrere a uno specialista in osteopatia pediatrica, in grado di aiutare con i problemi della postura. Un’altra soluzione sono i plantari su misura per bambini, in materiali semirigidi, con il sostegno delle volte e speronature e rialzi differenti a seconda della problematica.

Perché intervenire così presto?

In genere, il piattismo dei piedi non provoca dolore di per sé. Tuttavia, è stato dimostrato che il piede piatto nel bambino ha maggiori probabilità di favorire altre patologie in età adulta, per esempio l’alluce valgo o l’artrosi della caviglia.

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Neuroma di Morton: sintomi, cause e cura

Neuroma di Morton: cause, sintomi e rimedi

Il neuroma di Morton (noto anche come neurinoma di Morton, nevralgia di Morton, sindrome di Morton, neuroma intermetatarsale o interdigitale o metatarsalgia di Morton) è una fibrosi perinervosa, ossia un aumento di volume di un nervo interdigitale (solitamente tra il III e il IV dito).

CAUSE

È una patologia abbastanza frequente (che colpisce prevalentemente le donne tra i 25 e i 50 anni), la cui causa non è certa; secondo l’ipotesi più diffusa tra gli specialisti, questo aumento sarebbe dovuto alla formazione di tessuto cicatriziale fibroso, provocata dallo stress meccanico della continua frizione delle ossa metatarsali sul nervo.

Tuttavia, è accertata l’esistenza di alcuni fattori in grado di favorire o peggiorare questo disturbo:

  • utilizzo di calzature inadatte (principalmente tacchi alti o scarpe con la punta troppo stretta)
  • disturbi neurologici
  • problemi posturali
  • problematiche podologiche o vizi di appoggio podalico (alluce rigido o valgo, piedi cavi o piatti, sovraccarico dell’avampiede)
  • lassità legamentosa
  • traumi ripetuti
  • attività sportiva praticata su superfici non adatte

SINTOMI E DIAGNOSI

Tra i sintomi del neuroma di Morton, il principale è sicuramente il dolore, molto forte, a volte descritto come una scossa elettrica o un bruciore violento, accompagnato dalla necessità impellente di togliersi la scarpa.

Il dolore peggiora durante la deambulazione ma è presente anche a riposo; con il progredire del disturbo, diventa costante.

Si possono trovare anche parestesie e intorpidimenti; alla palpazione, lo specialista può avvertire una specie di “clic”, denominato “segno di Mulder“. Questo sintomo è utile alla diagnosi del neuroma di Morton che, solitamente, non è semplice.

Gli esami strumentali presentano un elevato numero di falsi positivi e negativi, ed è necessario innanzitutto escludere altri problemi o patologie che possono causare sintomi simili (alluce valgo, metatarsalgia), valutando anche la storia clinica del soggetto.

CURA

Agli stadi iniziali, si può ricorrere a cure di tipo conservativo:

  • plantari su misura progettati da uno specialista a seguito di una valutazione podologica e posturale, con la funzione di ridurre la pressione sul nervo; andranno realizzati con barra retro-capitata e in materiali ad alta comprimibilità e memoria
  • terapia farmacologica antinfiammatoria
  • infiltrazioni di farmaci cortisonici
  • terapie fisiche (onde d’urto, Tecarterapia)

Se la sintomatologia perdura da troppo tempo, si ricorre alla chirurgia (neurectomia – asportazione del nervo). L’intervento è pressoché di routine e raramente si incorre in complicazioni.

Tuttavia, se successivamente non si vanno a identificare ed eliminare quei fattori che hanno scatenato o favorito il disturbo (calzature, problematiche podologiche o posturali, ecc), bisogna tenere in conto la probabilità di una recidiva.

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Chi è il medico dello sport?

Chi è il medico dello sport?

Il medico dello sport è specializzato in una branca della medicina che si occupa dello sport, dell’esercizio fisico e delle patologie ad esso collegate.

Fondamentale nella preparazione e nello studio della biomeccanica dello sportivo e dell’atleta professionista, valuta la condizione fisica per fornirgli (soprattutto se giovane) le indicazioni più corrette, consigli inerenti l’alimentazione e i mezzi di prevenzione e cura delle patologie dell’apparato locomotore (tronco, arti inferiori e piedi).

Studia e analizza le reazioni durante l’attività sportiva dal punto di vista antropologico, fisiologico e clinico, e ne controlla il corretto equilibrio sanitario durante gli allenamenti e le gare.

COME COLLABORA IL MEDICO DELLO SPORT CON FISIOPODOS?

La valutazione podologica e posturale si configura come un valido strumento per stabilire le cause ascendenti o discendenti prevalenti, per lo studio dei carichi in statica e durante la deambulazione, per la valutazione biomeccanica, posturale e locomotoria, per l’impronta in 3D che permetta un calco preciso e dinamico nel caso di piedi piatti o ipercavi, supinati o pronati.

Essendo un esame diagnostico oggettivo e non invasivo, può essere di supporto o complementare ad altri esami. In un’ottica di azione multidisciplinare e sinergica volta al miglior risultato possibile, la valutazione podologica e posturale può aiutare nella ricerca del percorso terapeutico e riabilitativo o di performance più adatto.

Inoltre, realizzando plantari fisiologici biomeccanici unici, in materiali speciali ad alto assorbimento e comprimibilità, possiamo:

  • prevenire infiammazioni muscolari e tendinee
  • migliorare l’appoggio di piedi e arti inferiori
  • distribuire meglio il carico ponderale
  • riequilibrare il sistema muscolo-scheletrico e posturale
  • aumentare le performance
  • velocizzare il recupero muscolare.

I plantari su misura saranno realizzati ad personam, tenendo in considerazione lo sport praticato, il peso, il sesso, l’età e le diverse problematiche; per questo il check-up è fondamentale per un corretto progetto ortesico.


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I vantaggi di adottare una giusta postura

I 7 vantaggi di adottare una giusta postura

Adottare una giusta postura è di vitale importanza per un giusto equilibrio.
Infatti, porta al miglioramento delle reazioni posturali automatiche:

  • Di raddrizzamento
  • Di equilibrio
  • Degli arti inferiori
  • Podaliche

Ha, inoltre, 7 grandi vantaggi:

  1. Favorisce la circolazione venosa e linfatica; una postura corretta permette l’ottimizzazione della funzionalità dei vasi sanguigni e linfatici, migliorando il flusso dei liquidi presenti nell’organismo
  2. Aumenta la capacità respiratoria con più apertura e profondità: le capacità polmonari portano più ossigeno al sangue e al cervello, col miglioramento della funzionalità del cuore
  3. Previene le malattie; riduce l’incidenza di diverse malattie che il corpo cerca di compensare assumendo posizioni antalgiche che, col tempo, compromettono altre parti del corpo attraverso la postura sbagliata
  4. Equilibra l’organismo; permette l’integrazione tra psiche, corpo e ambiente, migliorando la funzionalità dell’intero organismo
  5. Diminuisce le cervicalgie e i mal di testa (cefalee), dato che una postura scorretta (dovuta a vizi o traumi) porta a un irrigidimento del collo, soprattutto dello sternocleidomastoideo e delle spalle.
  6. Riduzioni del rischio di infortunio, miglioramento delle prestazioni (anche non agonistiche) e del recupero muscolare e articolare. Per lo sportivo, la giusta postura in movimento è un’assoluta priorità.
  7. L’aspetto psicologico non è da sottovalutare; infatti, una corretta postura permette una visione più ampia e ottimistica della vita, la piena consapevolezza di sé e relazioni più proficue grazie al suo altissimo valore comunicativo. Ma, soprattutto, permette la produzione di endorfine e serotonina che migliorano il buonumore, le emozioni e l’eccitazione.

Postura e apparato stomatognatico

Sono ormai evidenti e vicendevoli le relazioni tra la postura e l’apparato stomatognatico, un complesso anatomo-funzionale costituito da organi e tessuti, i quali svolgono funzioni digestive (salivazione, masticazione, deglutizione), respiratorie e di relazione (fonazione, mimica).

Per stabilire quale abbia prevalenza sull’altra, è fondamentale eseguire una valutazione podologica e posturale o effettuare una visita gnatologica per valutare eventuali malocclusioni.

Sarà, quindi, determinante la prevenzione sulla persona (sia durante l’età evolutiva che nell’età adulta) per non far cronicizzare atteggiamenti posturali errati, per correggere appoggi podalici scorretti o problematiche all’apparato stomatognatico.

La valutazione podologica e posturale, con indagini periodiche, è di grande aiuto al medico e all’operatore sanitario. Ne trae beneficio soprattutto il paziente, che, grazie a un esame non invasivo, potrà chiarire dubbi, stabilire la causa prevalente (ascendente o discendente), avere una valutazione globale e trovare il percorso terapeutico più adatto e il trattamento o l’ausilio più giusto.

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Camminata propriocettiva o consapevole

Camminata propriocettiva o consapevole

La camminata propriocettiva è un esercizio utile a:

  • ricostruire lo schema del passo
  • riabilitare le dita dal punto di vista articolare e muscolare
  • riacquisire equilibrio e di conseguenza fiducia
  • ridare l’automatismo del movimento alle dita.

Spesso, in seguito ad eventi traumatici (distorsioni, fratture, lesioni muscolari e tendinee, esiti post-operatori), oltre alle lesioni e ai danni fisici sussistono traumi psichici, che influenzano negativamente la corretta funzionalità biomeccanica.

La parte più colpita sono le dita (forse perché sono poco considerate), con parestesie, formicolii, griffe e retrazione dell’estensore lungo delle dita e dell’alluce. Eppure, le dita dei piedi hanno un numero di nervi sensitivi maggiore rispetto alle mani; sono fondamentali per la stabilità e l’equilibrio e sono i propulsori della circolazione venosa e linfatica nella struttura architettonica ad archi dei piedi. Esse sono i pilastri di sostegno dell’arco trasverso (metatarsale).

La prima cosa da fare è eseguire una valutazione podologica e posturale che definisca la morfologia dei piedi, le pressioni, le supinazioni e le pronazioni. Questo permetterà di effettuare un corretto e preciso progetto per la realizzazione di ortesi plantari su misura, che aumentino la superficie d’appoggio, scarichino le zone di maggior carico, ammortizzino e riequilibrino il peso del corpo, allevino dolori e infiammazioni. I materiali utilizzati dovranno essere ad alta comprimibilità e memoria (Eva, PPT, Nora, Memory, Lattice).

Adesso, utilizzando una scarpa sportiva (da cui avremo tolto la soletta per far posto al nostro plantare su misura), possiamo cominciare.

Ma come si esegue la camminata propriocettiva?

  1. Camminare a passo veloce, circa a 5/6 km orari, poiché questo ci costringe a usare le dita
  2. Non permettere nessuna distrazione, cioè non telefonare, parlare o guardare in giro
  3. Concentrarsi esclusivamente sul movimento di spinta verso il basso eseguito dalle dita, cercando di visualizzarlo nella mente
  4. Eseguire la camminata propriocettiva per 5 minuti e ripeterla ogni giorno per almeno 15/21 giorni consecutivi, in modo da poter fissare l’automatismo

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Quando serve il fisiatra?

Quando serve il fisiatra?

Chi è e quando serve il fisiatra?

Il fisiatra è un medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione. Ha una caratteristica unica: l’approccio olistico (globale) verso il paziente, la ricerca della causa del male al fine di individuare la giusta terapia.

Il fisiatra si occupa di prescrivere gli esami, l’uso di ausili e farmaci e di coordinare il team riabilitativo che segue il paziente. È una figura fondamentale quando si cerca di ottenere il recupero delle funzioni compromesse oppure a seguito di traumi o patologie.

Il medico fisiatra collabora col resto dell’equipe di professionisti sanitari (ad esempio osteopati, fisioterapisti, istruttori di scienze motorie, podologi, tecnici ortopedici e chiropratici): tuttavia, rimane il responsabile della riabilitazione del paziente.

Prescrive ausili, ortesi su misura e prodotti ergonomici. Segue la rieducazione posturale ed effettua terapie volte a risolvere lo stato iniziale di dolore acuto del paziente, prima di procedere al percorso vero e proprio.

Fisiopodos collabora direttamente e indirettamente soprattutto con questa figura professionale.

La valutazione podologica e posturale è un validissimo aiuto per rilevare la morfologia del piede e per analizzare il passo e l’equilibrio. Comprende l’esame obiettivo dei piedi e della postura grazie a test posturali, kinesiologici e di forza.

Quando necessario, il medico fisiatra prescrive i plantari su misura fisiologici, biomeccanici, posturali, propriocettivi, ortopedici, sportivi o flebologici.

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Alluce valgo: sintomi, cause e rimedi

Alluce valgo: sintomi, cause e prevenzione

Le più colpite da alluce valgo sono le donne, fino a dieci volte più degli uomini; inoltre, secondo statistiche recenti, la percentuale delle giovani che ne soffrono è in aumento e quella delle donne tra i 40 e i 60 anni è del 40%.

Risulta essere una delle patologie del piede più diffuse e dolorose.

CHE COS’È L’ALLUCE VALGO?

Si parla di alluce valgo quando si assiste a una deformazione del piede, in cui la falange dell’alluce viene deviata in senso laterale, verso l’interno del piede. Inoltre, avviene una lussazione dei sesamoidi, che sono due piccole ossa con la funzione di bilanciare e assorbire il peso imposto sulla punta dei piedi.Alluce valgo esterno e interno

Infine, si forma la cosiddetta “cipolla” nella parte interna del piede, una tumefazione dolorosa visibile a occhio nudo che è semplicemente una borsite, ossia un’infiammazione dei tessuti.

Questo non significa assolutamente che si tratti di una problematica puramente estetica: la deviazione dell’alluce (a volte così pronunciata da risultare nella totale sovrapposizione delle prime due o anche tre dita) causa squilibri e impedisce il corretto appoggio podalico, aprendo la strada a diverse problematiche e disturbi non solo dei piedi, ma anche delle gambe e della postura.

QUALI SONO I SINTOMI?

I sintomi iniziali dell’alluce valgo sono dolore e fastidio in forma piuttosto lieve, male ai piedi, arrossamenti o gonfiori situati nell’interno dell’avampiede. Se non si corre ai ripari già all’insorgere di questi primi sintomi, essi ovviamente non fanno che peggiorare e cronicizzarsi finché il dolore non diventa insopportabile.

Con il progredire della patologia, il quadro sintomatico diventa il seguente:

  • dolore
  • deformazione visibile della falange verso l’interno
  • arrossamenti della pelle
  • caratteristica borsite soprannominata “cipolla”

In concomitanza ai sintomi di alluce valgo, inoltre, spesso possiamo trovare altri disturbi e patologie che possono esserne causa o conseguenza:

  • piedi piatti o piedi cavi
  • lesioni cutanee
  • deformazioni delle altre dita (dita a martello)
  • metatarsalgia con formazione di calli
  • disturbi a caviglie, ginocchia, anche e colonna vertebrale

QUALI SONO LE CAUSE?

Le cause dell’alluce valgo si possono dividere in cause primarie (o congenite) e cause secondarie (o acquisite).

Le cause primarie sono tutti quei fattori che ci predispongono allo sviluppo dell’alluce valgo e sono di tipo ereditario:

  • la morfologia del piede e della pianta
  • la lassità dei legamenti
  • il tono dei muscoli

Le cause secondarie sono elementi acquisiti col tempo, quindi non ereditari:

  • traumi al piede
  • altre patologie
  • calzature inadeguate

Alluce valgo dita sovrapposte

Esempi di sovrapposizione delle dita dovuta all’alluce valgo

Il più importante è sicuramente l’ultimo: infatti, la scelta delle scarpe è fondamentale per la cura e la salute dei piedi. Per quanto riguarda l’alluce valgo, le calzature da evitare assolutamente sono quelle troppo strette (specialmente in punta) e i tacchi alti.

Questi ultimi costringono il piede in una posizione innaturale, impossibilitandolo a svolgere una delle sue funzioni naturali, ovvero la distribuzione uniforme del peso. Ciò causa l’accorciamento del tendine d’Achille e lo spostamento in avanti del peso corporeo, che arriva a gravare quasi esclusivamente sulle punte dei piedi, favorendo, oltre all’alluce valgo, anche la distorsione delle caviglie e altre problematiche.

COME SI EFFETTUA LA DIAGNOSI?

Per effettuare la diagnosi di un caso di alluce valgo, di norma è sufficiente un esame fisico. I sintomi caratteristici sono evidenti e lo specialista può effettuare alcune manovre per determinare la mobilità dell’alluce.

È indubbiamente utile un esame baropodometrico per valutare la distribuzione dei carichi podalici e del peso corporeo (ovvero per capire esattamente quanta pressione viene esercitata sulle dita) e per rivelare eventuali altre problematiche.

Si può effettuare, inoltre, una radiografia sotto carico per determinare esattamente la gravità della deformazione.

COME SI FA PREVENZIONE?

Il primo consiglio che possiamo darvi è sicuramente la prevenzione, specie considerando che non è possibile far regredire questa patologia, ma soltanto arrestarne o rallentarne la progressione; giunti a uno stadio avanzato, l’unica soluzione è la chirurgia.

In adulti e bambini, un check-up di piedi e postura, comprensivo di esame baropodometrico accurato, può rilevare per tempo la presenza di quei fattori che favoriscono l’alluce valgo, come il piattismo dei piedi o il tono inadeguato di muscoli e legamenti.

L’utilizzo di plantari su misura, se indossati con costanza, può correggere o tenere sotto controllo questi difetti ed è anche utile per rallentare o arrestare il decorso della patologia negli stadi iniziali.

L’ultimo consiglio fondamentale è, senza dubbio, quello di acquistare calzature adatte: no a tacchi e infradito, sì a una scarpa che riprenda la forma del piede, fornisca il giusto sostegno e permetta il comodo alloggiamento delle dita.

A cura dello staff Fisiopodos
I nostri approfondimenti comprendono conoscenze, consigli, rimedi e suggerimenti di carattere generale. Non devono assolutamente sostituirsi al parere del medico curante o altri specialisti, a cui è sempre fondamentale rivolgersi prima di intraprendere qualunque percorso di cura.

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Cattivo odore dei piedi (bromidrosi): cosa fare?

Cattivo odore dei piedi: cosa fare?

Il cattivo odore dei piedi (bromidrosi plantare) è un disturbo abbastanza diffuso, spesso, ma non sempre, collegato a una produzione eccessiva di sudore (iperidrosi).

L’odore naturale del corpo è dovuto, in gran parte, alla flora batterica; a volte, a causa di patologie, alimentazione, cambiamenti ormonali o altri fattori esterni, può diventare abbastanza intenso da arrecare disturbo a noi stessi e a chi ci circonda.

In particolare, la cosiddetta “puzza di piedi” è dovuta alla sovrapproduzione di sudore che ristagna nei calzini e nelle scarpe. Questo crea un ambiente caldo e umido, favorevole alla proliferazione di alcuni batteri; sono questi batteri a produrre determinate sostanze che, nelle giuste circostanze, causano il cattivo odore.

Quali precauzioni e soluzioni adottare contro il cattivo odore dei piedi?

  • Lavarsi i piedi non più di due volte al giorno, facendo molta attenzione ad asciugarli accuratamente, specialmente tra le dita
  • Sostituire 2/3 volte al giorno i calzini, che devono essere di cotone
  • Agire sinergicamente con talco antisudore, spray antimicotico e pediluvio
  • Alternare docce caldo/freddo, aiutando a ridurre lentamente l’afflusso di sangue ai piedi
  • Utilizzare calzature in pelle o in cotone (tomaia), sostituendole almeno una volta al giorno e facendo nel frattempo arieggiare il paio già usato
  • Evitare o limitare alimenti e bevande che favoriscono la produzione di sudore o il cattivo odore (alcool, caffè, tè, cipolla, aglio e spezie)

Se si calzano plantari su misura, si dovranno utilizzare due tipi di ricopertura: alcantara, per chi pratica sport, per evitare lo scivolamento del piede e assorbire l’eccesso di sudore, e pelle naturale in capretto.
L’ideale sarebbe averne due paia, in modo da poterli alternare e arieggiare.
Se volete salvaguardare ulteriormente i vostri plantari su misura, potete ricoprirli con dei salvacalze (fantasmini), sostituendoli quotidianamente.

Naturalmente, questi accorgimenti sono validi per casi di bromidrosi plantare “normale”; in caso essa sia collegata a patologie più gravi, sarà necessario rivolgersi a un medico e valutare soluzioni farmacologiche.

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Migliorare la circolazione grazie al piede, un secondo cuore

Una circolazione migliore grazie ai piedi

Le problematiche della circolazione sono piuttosto diffuse e hanno un’ampia gamma di sintomi, tra cui sono comuni piedi gonfi, freddi o doloranti.

La medicina cinese afferma che nel piede vi sono 60 punti di agopuntura, strettamente collegati ai 12 meridiani principali e, di conseguenza, agli organi interni.

I piedi, infatti, sono la parte del nostro corpo più vicina alla terra e da essa traggono energia e forza. Per questo motivo, il piede è una specie di secondo cuore, fondamentale per il benessere degli arti inferiori e dell’intero organismo.

4 consigli per una circolazione migliore

  • Massaggi almeno una volta al giorno, soprattutto sotto l’arco del piede
  • Docce caldo/freddo per favorire la vasocostrizione e la vasodilatazione aiutando il ritorno venoso e linfatico
  • Piccoli esercizi di ginnastica con flesso-estensioni delle dita e prensilità, cercando di raccogliere da terra una penna o una pallina
  • Se si è costretti a stare in piedi per molte ore al giorno, magari a causa del lavoro, ogni tanto fare brevi passeggiate e mettersi in punta di piedi

In ogni caso, se esistono problemi agli arti inferiori, patologie podaliche, infiammazioni, dolori (mal di piedi) in esiti post-traumatici o post-operatori, è consigliabile eseguire una valutazione podologica e posturale.
Verrà efettuata l’analisi del passo, del movimento e dell’equilibrio in statica e dinamica, con l’esame obiettivo di legamenti, articolazioni e dei piedi.

Il calco in 3D espresso in kilopascal permetterà (se necessario) la realizzazione di plantari su misura fisiologici e flebologici. Il loro utilizzo migliorerà l’appoggio, la postura, l’equilibrio, la sintomatologia dolorosa e la funzionalità circolatoria dei piedi e di tutto l’organismo.

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La postura corretta da seduti, dormendo e durante la camminata

La postura corretta: camminare, dormire e sedersi

La postura è l’efficienza del corpo a mantenere la posizione corretta e funzionale in stato dinamico e statico. I muscoli della parte superiore del corpo, soprattutto quelli addominali e paravertebrali, sono fondamentali per sostenere il tronco e le curve cifotiche e lordotiche fisiologiche.

Corretta postura nel dormire

Dato che passiamo circa un quarto della nostra vita a letto, è importante la qualità del riposo. Dobbiamo scegliere materassi realizzati in materiali viscoelastici con memoria, che assecondino le naturali curve cifotiche e lordotiche del corpo.

È meglio dormire supini, con un cuscino non troppo alto e che sia anatomico, cioè che sostenga il tratto cervicale.

Corretta postura seduti

Dobbiamo cercare di utilizzare sedute ergonomiche oppure sederci quasi sul bordo della sedia, cercando di avere la scrivania o il tavolo all’altezza giusta tra l’ombelico e lo sterno.

Se si svolge un lavoro d’ufficio, ci sono diversi accorgimenti che si possono seguire per mantenere il più possibile una postura corretta.

Corretta postura durante la camminata

Le spalle devono essere dritte e aperte ma rilassate, il busto eretto, glutei e addome contratti.

L’importanza dell’appoggio podalico

Il piede è il fulcro del nostro organismo, sia quando camminiamo che quando stiamo fermi in piedi. È l’organo ricettivo più vicino alla terra; da essa trae energia e forza e, attraverso le fibre nervose afferenti, comunica col sistema nervoso centrale.

Presiede alla stabilità e all’equilibrio, alla propulsione e al movimento, all’adattamento ai diversi terreni e alla coordinazione posturale. I terreni piani, finti e rigidi, contribuiscono o sono causa di importanti alterazioni posturali, creando un’iperlordosi lombare.

Questa tipologia di terreni rimanda pochissimi messaggi di ritorno al piede, sia nel tempo che nello spazio. Nelle società cosiddette civilizzate, ha portato a una postura viziata e a un appoggio podalico scorretto, sia in fase statica che durante il cammino.

Perciò, è fondamentale riequilibrare e riposizionare il corpo nello spazio, a partire dal giusto appoggio dei piedi:

  • correggendo le eventuali morfologie sbagliate (piede piatto o ipercavo);
  • alleviando il mal di piedi e le sue patologie (metatarsalgia, neuroma di Morton, fascite, tallonite, tendinite);
  • compensando le supinazioni e le pronazioni eccessive che, insieme alla gonartrosi, al varo/valgo del ginocchio e alle dismetrie, concorrono a far assumere al corpo posizioni antalgiche al dolore condizionando il movimento, l’attività motoria e il giusto passo.

Fisiopodos, attraverso una valutazione podologica e posturale, potrà aiutarvi a cercare la causa bio-meccanica e a trovare, insieme allo specialista, il percorso terapeutico olistico più adatto.

Qualora le problematiche fossero di origine podalica, Fisiopodos potrà realizzare per voi plantari su misura con tecnica di rilevazione in 3D, in materiali di ultima generazione e di qualsiasi spessore.

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Lesioni muscolari

Le lesioni muscolari

Le lesioni muscolari sono frequenti nello sport, rappresentando fino al 50% di tutte le lesioni acute. I muscoli più frequentemente coinvolti sono i muscoli flessori della coscia, il retto femorale e il gemello mediale del gastrocnemio (polpaccio).

La diagnosi è principalmente clinica e deve essere effettuata da un medico esperto, gli strumenti di imaging (ecografia e risonanza magnetica) sono spesso utilizzati per identificare meglio la gravità e il sito di lesione che rappresentano importanti fattori prognostici predittivi dei tempi di recupero, del ritorno all’attività sportiva e del rischio di recidiva.

CLASSIFICAZIONE

In base al meccanismo del trauma, le lesioni muscolari possono essere distinte come dirette e indirette.
(Maffulli N.et al. ISMuLT Guidelines for muscle injuries, Muscles, Ligaments and Tendons Journal 2013).


LESIONI MUSCOLARI DIRETTE

Contusione: è dovuta a un trauma diretto contro l’avversario o un attrezzo sportivo, può essere classificata come lieve, moderata e grave secondo il grado di disabilità funzionale conseguente.
A causa del dolore immediato e invalidante che ne deriva, per evitare una sovrastima del danno muscolare, occorre rivalutare sempre l’atleta anche 24-36 ore dopo il trauma. Occorre sottolineare che una contusione importante può causare una rottura muscolare profonda per impatto delle fibre contro la superficie ossea sottostante; questo tipo di rotture sono spesso misconosciute o sottostimate da personale non specializzato.

Lacerazione: essa nasce da un urto contro una superficie tagliente o perforante.


LESIONI MUSCOLARI INDIRETTE

Queste lesioni muscolari sono classificate come non strutturali (le fibre muscolari non presentano una lesione evidente) e strutturali, in cui è presente una lesione anatomica.
Le lesioni non strutturali (da 1A a 2B) sono le più comuni e sono la causa frequente di assenza dall’attività sportiva. Quando trascurate, possono evolvere in lesioni strutturali.

Possono essere causate da:

  • carichi di lavoro eccessivi
  • protocolli di allenamento errati o su superfici di allenamento non idonee
  • attività ad alta intensità (Tipo 1A, disordini da affaticamento muscolare )
  • eccessive e prolungate contrazioni eccentriche (Tipo 1B, dolore muscolare a insorgenza tardiva, DOMS)
  • disturbi alteranti il controllo nervoso al muscolo (Tipo 2, disordini neuromuscolari).

Le lesioni strutturali sono classificate in base all’estensione della lesione. Possono variare da piccole lesioni parziali con coinvolgimento di uno o più fascicoli principali (tipo 3A) fino a una rottura o una lacerazione completa del muscolo, che coinvolge il ventre muscolare o la giunzione miotendinea (tipo 4).

Lesioni strutturali possono essere classificate in prossimali (P), medie (M), e distali (D). In particolare, la prognosi delle lesioni prossimali dei muscoli adduttori e del retto femorale è peggiore quella di lesioni di stesse dimensioni che coinvolgono la parte media o distale di questi muscoli. Viceversa nel tricipite surale, lesioni distali presentano una prognosi peggiore.


DIAGNOSI

VALUTAZIONE CLINICA

La diagnosi di lesione muscolare si basa principalmente sulla storia e l’esame clinico.

Lesioni contusive

Una lesione contusiva è generalmente caratterizzata da immediata insorgenza di dolore, i sintomi sono crescenti in relazione con le dimensioni e l’entità dell’ematoma. Il range di movimento è ridotto, con impossibilità di allenarsi e competere. È sempre utile una rivalutazione dopo 24-36 ore dal trauma.

Lesioni non strutturali

Le lesioni non strutturali determinano dolore, pesantezza e rigidità del muscolo, solitamente durante esercizio, a volte anche a riposo. Alla palpazione è solo apprezzabile la rigidità di alcuni fasci muscolari.
Le lesioni con dolore a insorgenza ritardata (tipo 1B) sono associate a dolore a riposo e rigidità muscolare, ore o giorni dopo l’attività sportiva.
Le lesioni di tipo neuromuscolare sono dolorose: i pazienti riferiscono contratture e crampi e spesso migliorano dopo riposo e un adeguato stretching.

Lesioni strutturali

Le lesioni strutturali minori (tipo 3a) sono caratterizzate da dolore acuto ben localizzato, evocato da un movimento specifico, facilmente evocabile alla palpazione, spesso preceduto da una sensazione di stiramento. La contrazione muscolare contro resistenza manuale è sempre dolorosa ma non è possibile rilevare il difetto strutturale alla palpazione. Con l’aumentare della gravità della lesione, aumentano il dolore e la disabilità funzionale.

Lesioni parziali

Le lesioni parziali del muscolo (tipo 3B) si presentano con dolore acuto e trafittivo localizzato preceduto da una sensazione di schiocco. Il dolore è evocabile da un movimento specifico ed è sempre presente importante disabilità funzionale (l’atleta deve interrompere l’attività). Alla palpazione, il dolore è localizzato e il difetto strutturale può essere apprezzato.

Lesioni muscolari di tipo 4

Le lesioni muscolari di tipo 4 sono caratterizzate da dolore oppressivo esacerbato da un movimento specifico; aggancio e disabilità funzionale immediata e completa. L’interruzione all’interno del muscolo può essere evidente alla palpazione e l’ematoma si presente precocemente.

VALUTAZIONE IMAGING

In aiuto alla diagnosi clinica si possono utilizzare tecniche di imaging, sia per escludere lesioni strutturali sia per valutarne misura e sito di lesione.

L’ecografia può essere utilizzata, da 36 a 48 ore dopo il trauma, per la diagnosi in concerto con accurato esame clinico e può essere utile per monitorare il processo di guarigione e le possibili complicanze. L’interpretazione delle immagini non è semplice e bisogna affidarsi esclusivamente a ecografisti esperti specificatamente alle problematiche muscoloscheletriche.

La risonanza magnetica permette il rilevamento anche delle lesioni minime, raggiungendo una sensibilità di oltre il 90% per le lesioni muscolari non strutturali e permette un’ampia valutazione dei muscoli profondi difficili da esaminare con l’ecografia.

Le principali indicazioni all’utilizzo della RM sono la prognosi delle lesioni non strutturali, l’esclusione di una lesione strutturale quando i risultati clinici e dell’ecografia sono discordanti; la valutazione dei muscoli difficili da esaminare con l’ecografia e nelle lesioni subtotali o complete, quando si sospetta un coinvolgimento del tendine o un’avulsione osteotendinea.


GESTIONE E TERAPIA

La maggior parte delle lesioni muscolari rispondono bene al trattamento conservativo, le principali indicazioni alla chirurgia sono le lesioni subtotali o complete del ventre muscolare e le avulsioni tendinee.

Nella prima fase (immediatamente dopo e nei primi 2-3 giorni dopo l’infortunio) , in caso di sospetta lesione strutturale, per ridurre l’emorragia e le sollecitazioni meccaniche sulla struttura lesa, sono indicati il riposo funzionale (anche con elevazione dell’arto e utilizzo di stampelle, se indicate), una terapia compressiva locale e la crioterapia.

I protocolli PRICE (Protection Rest Ice Compression Elevation) e POLICE (Protection Optimal Load Ice Compression Elevation) ne riassumono i punti salienti. Terapie complementari sono la TECAR terapia in atermia, il linfodrenaggio manuale vicino al sito di lesione per migliorare lo smaltimento dei cataboliti infiammatori, il Low Level Laser Therapy (LLLT) e l’elettroanalgesia.
In tutti i casi, l’utilizzo del calore combinato e l’esercizio fisico moderato (attivo e passivo), per ridurre la contrattura e la tensione muscolare e per aumentare la flessibilità, si possono applicare solo dopo che è stata esclusa una lesione strutturale.

Nelle fasi successive i protocolli variano molto in base alla gravità della lesione, si raccomanda sempre la supervisione di un fisioterapista e di un medico esperto e la somministrazione dei protocolli di recupero in assenza del dolore, rispettando il processo di guarigione e i tempi di recupero.

Si introducono progressivamente, e solo se in assenza di dolore, esercizi passivi, assistiti o attivi di mobilizzazione per l’allungamento e la flessibilità muscolare. Gli esercizi di rinforzo isotonici possono essere utilizzati solo quando la contrazione isometrica contro resistenza risulta senza dolore e si possono iniziare esercizi eccentrici se l’allenamento concentrico è indolore, iniziando senza resistenza e aumentando progressivamente il carico. Per migliorare controllo neuromuscolare posturale e prevenire le recidive si utilizzano in questa fase gli allenamenti sensoriali motori.

Nella tappe successive, si iniziano la riabilitazione funzionale e il ricondizionamento atletico generale (allenamento metabolico del fitness e della forza) e si introducono progressivamente protocolli di allenamento di forza, di ricondizionamento atletico, sport specifico con esercizi pliometrici ed esercizi con la ripetizione dei movimenti che avevano causato la lesione. Si completa il processo con il ritorno graduale alla competizione, naturalmente dovrà essere continuato l’allenamento specifico riabilitativo per la prevenzione di recidive o nuove lesioni.


PREVENZIONE

Le fibre muscolari lesionate si riparano attraverso la formazione di tessuto cicatriziale che risulta meno elastico, meno contrattile e quindi anche meno resistente di quello muscolare. Si possono così formare delle aree a differente elasticità che rappresentano il punto di minor resistenza muscolare dove è aumentato il rischio di nuove lesioni.

I programmi di prevenzione, quindi, dovrebbero sempre tenere in considerazione:

  • l’estensibilità
  • la propriocezione
  • l’equilibrio
  • la forza (in particolare quella eccentrica)
  • la core stability
  • gli esercizi di mobilità (esercitazioni di training funzionale e attività sport-specifiche).

Per la strategia preventiva, risulta fondamentale anche la correzione di tutti quegli squilibri che possono predisporre a sovraccarichi specifici del sistema muscolotendineo.
Alterazioni biomeccaniche della catena cinetica degli arti inferiori (piedi cavi o piatti, supinazioni, pronazioni, valgismi e varismi di tibia, perone e ginocchio, dismetrie, anteriorizzazioni e posteriorizzazioni) possono infatti causare processi infiammatori tendinei e sovraccarichi muscolari.

Ad esempio, nel piede cavo spesso è presente un sovraccarico delle teste metatarsali con dita sollevate a griffe e con i retrotarsi supinati. Questo alterato carico porta, soprattutto nell’atleta, a infiammazioni dell’aponeurosi plantare, del tendine d’Achille, della catena muscolare posteriore e della fascia lata, con compenso degli adduttori.

Al contrario, nel piede piatto, spesso abbinato alla pronazione dell’articolazione tibio-tarsica, esiste una tendenza all’infiammazione del tibiale posteriore e dei flessori lunghi delle dita e dell’alluce. Infine le dismetrie, le posteriorizzazioni e le anteriorizzazioni del carico possono favorire l’insorgenza di infiammazione del rotuleo e degli adduttori, che possono manifestarsi con importanti sindromi retto-adduttorie.

Quindi, con un corretto appoggio podalico si può prevenire lo stress meccanico, si può ridurre il sovraccarico muscolotendineo, riequilibrando la postura e favorendo il gesto atletico.

A cura del Dott. Marco Valerio Giacobbe
Medico Chirurgo specialista in Medicina dello Sport,
in programmi nutrizionali e analisi corporea presso SportMed Ovada

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Fisiatra e Ortopedico: differenze

Fisiatra e Ortopedico: differenze

Fisiatra e Ortopedico sono due figure professionali mediche che spesso vengono confuse, anche perché a volte il loro campo di azione si avvicina o addirittura si sovrappone.

Quali sono le differenze tra fisiatra e ortopedico?

Il fisiatra è un medico che si occupa del recupero funzionale, soprattutto negli esiti post-traumatici o post-operatori; inoltre, tratta problemi cronici che colpiscono il paziente e che possono essere curati solamente attraverso la riabilitazione, la fisioterapia strumentale, le manipolazioni e gli ausili. È il responsabile del percorso terapeutico del paziente e coordina l’intero team che lo segue. Inoltre, prescrive gli esami, le terapie e gli ausili e le ortesi necessari.

L’ortopedico, invece, è un medico specializzato nella diagnosi e nel trattamento dei problemi muscolo-scheletrici (ossia articolazioni, legamenti, tendini, muscoli e nervi).
Può ricorrere, quando necessario, all’intervento chirurgico per risolvere problematiche del paziente legate a lesioni traumatiche a carico dell’apparato locomotore.

A cura dello staff Fisiopodos
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Quando fu introdotta la numerazione delle scarpe?

Da dove arriva la numerazione delle scarpe?

Alla fine dell’Ottocento, la necessità di produrre scarpe di dimensioni diverse in grandi quantità e breve tempo portò a introdurre l’attuale numerazione.

Nel sistema continentale la misura è espressa in punti francesi, pari a 6,6 mm, mentre nel sistema anglosassone in punti inglesi da 8,4 mm.

La prima azienda a produrre in modo meccanico scarpe di misure prefissate fu l’inglese Mansfield Shoe Company nel 1892.

Fonte: www.focus.it

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Il collegamento tra postura e autostima

Il collegamento tra postura e autostima

Il professor Scott Wiltermuth della Marshall University ha recentemente condotto uno studio volto a dimostrare che una postura corretta aiuta sia la nostra autostima che la nostra salute.

A quanto pare, tenere la schiena dritta e stare con il petto in fuori conferisce maggiore fiducia in se stessi, più controllo e maggiori capacità intellettive; questo cambiamento viene percepito anche da chi ci circonda, migliorando i nostri rapporti sociali.

Inoltre, previene un gran numero di dolori e ci aiuta a conservare la forza fisica.

Fonte: www.drepubblica.it

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Fascite plantare: trattamento fisioterapico e osteopatico

Fascite plantare in fisioterapia e osteopatia

Per fascite plantare, si intende un insieme di sintomi a prevalenza dolorosa che coinvolge la fascia plantare. Fra le cause che comportano dolore alla base del calcagno è la più diffusa.

CAUSE

Le cause sono molteplici, quasi sempre da sovraccarico posturale o sportivo, ma l’eziopatogenesi comprende anche attività professionali con gesti ripetitivi, utilizzo di calzature scorrette e traumi. Sicuramente il soggetto sportivo rappresenta la maggior casistica, specialmente gli sport di endurance (maratona, trail, triathlon) e gli sport da salto (pallavolo, atletica leggera).

In questi casi quattro fattori sono determinanti:

  • Dismetria (assimetria su base posturale) Arti Inferiori
  • Cambio improvviso nella programmazione dell’allenamento
  • Utilizzo di calzature inadeguate o eccessivamente usurate
  • Fondi o percorsi troppo duri

TRATTAMENTO

Come Fisioterapista, il trattamento è rivolto a diminuire la flogosi e di conseguenza il dolore.
In fase acuta (prime tre settimane) è importante porre l’accento sul riposo, applicazione di ghiaccio e stretching della fascia plantare.

Si procederà già in questa fase a trattamenti con Tecar per drenare edema, qualora presente, e stimolare il tessuto connettivo della giunzione mio-tendinea e del legamento arcuato. In fase sub-acuta o cronica il trattamento sarà più profondo con manipolazione fasciale metodo Stecco e applicazioni di laserterapia ad alta potenza.

Come Osteopata, invece, il trattamento è rivolto a rimediare a cause posturali discendenti (se la partenza della asimmetria fosse masticatoria, cranica o cervicale) oppure ascendenti (se la partenza fosse pelvica o, ancora più distale, dal piede).

A tal proposito si interviene con mobilizzazioni del segmento corporeo identificato come causa primaria per ristabilire il corretto assetto corporeo.
Volendo ridurre al massimo e a titolo esemplificativo nella mia pratica quotidiana: se la problematica posturale fosse cranica o masticatoria, dopo il trattamento manuale chiedo sempre un consulto specialistico Odontoiatrico/Ortodontico.
Se il problema provenisse dall’arto inferiore (nella mia casistica il più frequente), sempre dopo aver rimediato a disfunzioni articolari, mi rivolgo ad uno specialista di piedi e postura per definire la strategia da adottare, in special modo nel caso di fascite plantare ricorrente o in soggetti sportivi.

Esistono anche fasciti che debbono essere curate chirurgicamente ma rappresentano la percentuale minore, per questo motivo le ho volutamente omesse. Come si vede, l’approccio terapeutico per essere efficace e per evitare recidive deve essere multi-disciplinare e, ove possibile, interagire con il soggetto (o il suo allenatore) per una profilassi sul campo sportivo e nella vita quotidiana.

A cura del dott. Andrea Cancelli
Specialista in Osteopatia e Riequilibrio Posturale presso Sportmed Ovada

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L’importanza del Fisiatra

La figura del Fisiatra assume particolare rilevanza nel corretto percorso terapeutico riabilitativo.
Il Fisiatra è il medico specialista che si occupa della prescrizione della riabilitazione e di eventuali ausili. Inoltre, è il medico che dirige e coordina il team riabilitativo composto da fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti, psicologi, tecnici ortopedici e tutte quelle figure professionali che si occupano del recupero delle funzioni compromesse da eventi traumatici o patologici.

Il Fisiatra, dopo un’attenta visita del paziente, prescritti gli eventuali esami diagnostici specialistici (radiografie, risonanze magnetiche, ecografie, Tac…) ed identificato il quadro clinico e le necessità di recupero delle funzioni compromesse, prescrive il programma riabilitativo individuale e personalizzato che può comprendere la terapia farmacologica, le terapie strumentali (laser, ultrasuoni, Tecarterapia, onde d’urto, ionoforesi…), la rieducazione funzionale intesa come fisiokinesiterapia, idrokinesiterapia e terapie manuali.

Il Fisiatra effettua, inoltre, terapie miniinvasive come mesoterapia ed infiltrazioni (con FANS, cortisonici, acido ialuronico, ozono…) volte a risolvere la sintomatologia acuta del paziente per permettergli, una volta raggiunto il primo obiettivo terapeutico della risoluzione del dolore acuto, di effettuare la fisioterapia prescritta in maniera più efficace.

Effettuata la visita e prescritte le terapie e la rieducazione funzionale necessarie, il Fisiatra si avvale della collaborazione degli altri membri dell’equipe riabilitativa a cui affida il paziente.

Rimane, tuttavia, il responsabile del percorso riabilitativo, che monitorerà attraverso le relazioni e il confronto con i terapisti che hanno preso in carico il paziente e attraverso visite di controllo periodiche durante lo svolgimento dell’intero percorso terapeutico per accompagnare il paziente verso il raggiungimento degli obiettivi riabilitativi prefissati.

A cura del Dott. Enrico Tommaso Leoni, (Fisio&Lab, Torino)
Medico Chirurgo
Traumatologia e Riabilitazione Sportiva
Specialista in Medicina dello Sport
Specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione

I nostri approfondimenti non devono assolutamente sostituirsi al parere del medico curante o altri specialisti, a cui è sempre fondamentale rivolgersi prima di intraprendere qualunque percorso di cura.

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Podognomica: lasciamo parlare i piedi

Podognomica: lasciamo parlare i piedi

La podognomica cerca di comprendere le eventuali correlazioni tra il carattere di una persona e i suoi piedi.

Infatti, non è solo il nostro comportamento a rivelare chi siamo, anche i piedi dicono molto su di noi. La loro forma, il modo in cui sono consumati, le dita, le callosità… tutto parla del nostro equilibrio fisico, del nostro portamento e, più in generale, anche del nostro stato d’animo e del nostro carattere.

Sulla base della forma, sono stati classificati quattro tipi di piede:

  • Piede di fuoco
  • Piede di terra
  • Piede d’aria
  • Piede d’acqua

PIEDE DI FUOCO

Ha forma slanciata, con pianta posteriore larga e dita divaricate come a formare un triangolo.

Se ci riconosciamo in questa descrizione, secondo la podognomica siamo persone impulsive, dinamiche, vivaci e un po’ dispersive, con una personalità prorompente e passionale che rischia, a volte, di essere poco equilibrata.

PIEDE DI TERRA

Squadrato e robusto, con il calcagno largo quanto la parte alta delle dita, in modo da ricordare un rettangolo.

Tipico di chi prende le proprie decisioni con lentezza ma grande determinazione, non si fa ostacolare da nulla una volta intrapresa la propria strada e non ama i cambiamenti ma è una persona leale e affidabile.

PIEDE D’ARIA

Armonioso ed equilibrato, con dita e tallone proporzionati tra loro, sembra quasi una clessidra.

Appartiene a individui socievoli ed estroversi, in cerca di stimoli intellettuali sempre nuovi e ferrati nell’arte della dialettica, al punto da rischiare di apparire saccenti. In amore hanno la tendenza a essere un po’ superficiali e confusionari.

PIEDE D’ACQUA

Più sottile e delicato, dalla forma lunga e stretta, con dita affusolate e tallone assottigliato, a ricordare un ovale allungato.

È il piede delle persone emotive e creative, ma terribilmente lunatiche, che non sono a loro agio nella solita routine e diventano impulsive e anticonformiste. In amore, pur essendo generosi e affettuosi, hanno bisogno di conferme costanti.

Ma non è solo la forma dei nostri piedi a parlare di noi; seguendo la podognomica che interessa le callosità, si possono scoprire altri dettagli.

Infatti, i calli sulla parte interna dell’alluce sinistro starebbero a indicare un rapporto difficile con la figura paterna; a destra, invece, con capi, insegnanti e figure autoritarie.

Sotto la pianta del piede, esprimono emozioni represse e sofferte e spesso si sviluppano se ci si sente prevaricati e stressati da altre persone.

Infine, se la callosità si presenta sul tallone destro, si può pensare a un rapporto conflittuale con la figura femminile e, in particolare, con quella materna.

A cura dello staff Fisiopodos
I nostri approfondimenti comprendono conoscenze, consigli, rimedi e suggerimenti di carattere generale. Non devono assolutamente sostituirsi al parere del medico curante o altri specialisti, a cui è sempre fondamentale rivolgersi prima di intraprendere qualunque percorso di cura.

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Trocanterite e sindrome del piriforme

Trocanterite e Sindrome del piriforme

La trocanterite o borsite trocanterica è un’infiammazione della borsa sierosa del gran trocantere del femore e dei tendini limitrofi.
I tendini che si inseriscono sul gran trocantere (tuberosità situata all’estremità prossimale del femore) sono: tendini dei muscoli pelvi-trocanterici (piriforme, otturatore interno, gemelli superiore e inferiore, quadrato del femore) e dei muscoli piccolo e medio gluteo.

Per il coinvolgimento tendineo e il risparmio dell’osso, viene anche definita entesite trocanterica o peritrocanterite.

Anatomia muscolare trocantere

Nel corpo umano si contano più di 150 borse, generalmente presenti fin dalla nascita, ma talvolta si formano per reazione a una pressione ripetuta. Nella borsa è contenuta una piccola quantità di liquido sinoviale che agisce da lubrificante.

L’infiammazione della borsa causa dolore durante il movimento. Le principali borse dell’anca sono: quella del muscolo ileopsoas, del gran trocantere e quella ischiatica. La borsa del gran trocantere è localizzata tra l’omonima tuberosità ossea, i tendini dei muscoli glutei (grande, medio e piccolo) e il tensore della fascia lata.


CAUSE

La trocanterite può colpire soggetti sportivi o sedentari, nei quali si verifichi un’ipersollecitazione del compartimento laterale della coscia con, spesso, presenza di fattori predisponenti quali:

  • un’eccessiva pronazione (cioè la rotazione verso l’interno) del piede durante la deambulazione o in stazione eretta
  • eterometrie (cioè differenti lunghezze) degli arti inferiori, che portino ad un aumento della tensione della fascia lata che passa sul gran trocantere, con l’interposizione della borsa sierosa.

Trocanterite: pronazione e supinazione

La borsite può anche essere favorita da:

  • patologie dell’articolazione dell’anca (quali coxartrosi, pregresso intervento chirurgico, presenza di protesi dell’anca, artriti infiammatorie)
  • patologie del rachide lombare (discopatie, spondiloartrosi)
  • obesità
  • gonartrosi (cioè artrosi del ginocchio)
  • fibromialgia
  • problemi neurologici con disturbi della deambulazione

Spesso la trocanterite è causata da alterazioni dell’appoggio plantare, come piattismo dei piedi o le già citate iperpronazione ed eterometrie.

Negli sportivi può essere determinata da un trauma contusivo per caduta laterale sulla coscia (portieri, pattinatori), da microtraumi ripetuti e sovrallenamento.
Colpisce più frequentemente il sesso femminile per la maggior larghezza del bacino e conseguente maggior tensione delle strutture tendinee.


SINTOMATOLOGIA

È presente dolore in corrispondenza del gran trocantere, con dolorabilità nella presso-palpazione di tale sporgenza ossea del femore (zona laterale alla radice della coscia).

Il dolore può irradiarsi distalmente al ginocchio fino alla caviglia (mai fino al piede) o prossimalmente verso il gluteo. Peggiora alzandosi dalla posizione sdraiata o seduta, diviene ingravescente durante la deambulazione e lo sport.
Il dolore è anche notturno, specie se in decubito sul lato affetto.

Si può evocare l’algia con l’adduzione dell’arto inferiore o l’abduzione contro resistenza (l’abduzione è un movimento di allontanamento dalla linea mediana, l’adduzione di avvicinamento).


DIAGNOSI

È essenzialmente clinica, basata sulla sintomatologia e sull’esame obiettivo durante la visita.

A livello strumentale si può avere la certezza diagnostica mediante ecografia, che metterà in evidenza un versamento all’interno della borsa sierosa, edema limitrofo ed eventuali calcificazioni dei tendini coinvolti (entesite calcifica). La risonanza magnetica sarà riservata ai casi dubbi.


TRATTAMENTO

  • Terapia farmacologica: si avvale di farmaci antinfiammatori (topici o per via orale), integratori per i tendini, oltre al riposo e uso di ghiaccio locale in fase acuta. In alternativa si può effettuare una terapia farmacologica omeopatica e/o fitoterapica.
  • Terapia infiltrativa: uso di cortisonici e anestetici.  Anche a livello locale, le infiltrazioni possono avvalersi di farmaci omeopatici e omotossicologici (l’omotossicologia è una branca dell’omeopatia).
  • Terapia fisica: tecar, laser, ultrasuoni ed eventualmente onde d’urto in caso di calcificazioni.
  • Trattamento riabilitativo: stretching e/o rinforzo muscolare mirato, rieducazione al gesto atletico, ginnastica posturale, valutazione osteopatica.
  • Uso di plantari su misura: spesso evitano il ricorso a terapie farmacologiche, poiché hanno una valenza sia terapeutica che preventiva, in virtù della correzione di un alterato appoggio plantare, per problematiche sia congenite che acquisite, correzione di difetti posturali ascendenti, che siano causa di maggiore tensione delle strutture nella zona trocanterica.

SINDROME DEL PIRIFORME

Un’altra possibile causa di trocanterite, che merita un paragrafo a parte, è la Sindrome del piriforme. Il piriforme è un muscolo pelvi-trocanterico, poiché origina dalla pelvi a livello dell’osso sacro, e si inserisce al margine superiore del grande trocantere del femore.

Durante il suo decorso prende contatto con il nervo sciatico (detto anche ischiatico), che può essere localizzato anteriormente al muscolo o, nel 15% dei soggetti, all’interno del ventre muscolare stesso.

Per sindrome del piriforme si indica un disturbo doloroso che compare quando il muscolo piriforme, per i citati rapporti anatomici, infiamma il nervo sciatico a livello del gluteo, a causa di una contrattura o di uno stiramento del  muscolo.

Ciò determina una sintomatologia simile alla sciatalgia da ernia del disco, con dolore al gluteo e alla parte posteriore e/o laterale della coscia, talvolta anche della gamba, accompagnato da formicolii e intorpidimento dell’arto inferiore corrispondente.
Alcuni autori, infatti, la definiscono “falsa sciatalgia” o “sciatica da intrappolamento”. A causa, però, dell’inserzione al grande trocantere, può anche determinare infiammazione al tendine del muscolo con insorgenza di trocanterite.

Contrattura o stiramento del muscolo piriforme possono essere dovuti a traumi o microtraumatismi ripetuti con importante sovraccarico (per esempio, in podisti o ballerini), ad alterazioni posturali, a iperlordosi o scoliosi lombare, a eterometria degli arti inferiori, malattie infiammatorie della pelvi e dei visceri contenuti.

La sindrome del piriforme può, frequentemente, essere causata da un alterato appoggio del piede, come, per esempio, un’eccessiva pronazione, che causi ripetute contrazioni del muscolo per un meccanismo di compenso ad ogni passo. Il piriforme, infatti, agisce da rotatore esterno del femore, attivandosi, quindi, durante la deambulazione per impedire l’eccessiva intra-rotazione femorale nella fase di appoggio del piede.

Da ciò si evince l’importanza dell’utilizzo di plantari su misura anche nell’ambito della terapia della sindrome del piriforme, eventualmente in associazione alla fisioterapia, osteopatia, ginnastica posturale, terapia fisica o farmacologica.


Bibliografia

1 – Pasquetti P., Mascherini V. “Riabilitare l’atleta infortunato.
Fisioterapia e tecniche di recupero motorio.”  Edi-ermes. 2007
2 – Greene W.B. “Ortopedia e traumatologia.” Ed. Minerva Medica. 2005
3 – Kendall F.P. “I muscoli. Funzioni e test con postura e dolore.” Verduci Editore. 2006

A cura della dott.ssa Laura Bottigelli (Torino)
Specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa

I nostri approfondimenti non devono assolutamente sostituirsi al parere del medico curante o altri specialisti, a cui è sempre fondamentale rivolgersi prima di intraprendere qualunque percorso di cura.

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